Caffè di martedì 17 febbraio 2026

di padre Federico Trinchero
– Comunità di Arenzano (GE) –

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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 17 febbraio 2026.

6a settimana del Tempo Ordinario.

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 8,14-21)

In quel tempo, i discepoli avevano dimenticato di prendere dei pani e non avevano con sé sulla barca che un solo pane. Allora Gesù li ammoniva dicendo: «Fate attenzione, guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode!». Ma quelli discutevano fra loro perché non avevano pane.
Si accorse di questo e disse loro: «Perché discutete che non avete pane? Non capite ancora e non comprendete? Avete il cuore indurito? Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite? E non vi ricordate, quando ho spezzato i cinque pani per i cinquemila, quante ceste colme di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Dodici». «E quando ho spezzato i sette pani per i quattromila, quante sporte piene di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Sette». E disse loro: «Non comprendete ancora?».

Capita a tutti di dimenticare qualcosa. Figuriamoci se quei dodici giovani uomini, senza moglie né provviste, affascinati da quel maestro per il quale avevano lasciato tutto, non si dimenticavano di prendere con sé il pranzo al sacco. Però, anche per loro, ad un certo punto, la fame si fa sentire. E sulla barca c’è un solo pane. Troppo poco per una comitiva così numerosa e affamata. Anche Gesù si accorge che qualcosa non va. Ma la sua preoccupazione è ben diversa da quella dei discepoli. Loro sono preoccupati della quantità dei pani. Gesù, invece, della qualità del lievito. Ma i discepoli, sempre più affamati, non comprendono e continuano ad osservare e a discutere su quell’unico, troppo piccolo pezzo di pane che si passano tra le mani.
Per fare il pane non basta la farina. Ci vuole, necessariamente, anche il lievito. E Gesù mette in guardia i suoi discepoli che, finché il loro lievito sarà come quello del cuore indurito dall’ipocrisia dei farisei e dall’invidia di Erode, il pane non si moltiplicherà. Resterà sempre uno solo. Gesù si accorge che i discepoli non solo hanno il cuore indurito, ma anche occhi che non vedono e orecchi che non ascoltano perché hanno già dimenticato il miracolo della moltiplicazione dei pani. Dove il pane era bastato per tutti – cinquemila la prima volta e quattro mila la seconda – ed era addirittura avanzato. Ed è su questo, importantissimo dettaglio, che Gesù insiste, chiedendo il numero esatto delle ceste avanzate. La prima volta dodici e la seconda sette, rispondono umili gli apostoli, come scoperti nella lora ancora troppo piccola fede, minacciata nella sua crescita dal lievito corrotto dei farisei e di Erode.
È Gesù quell’unico pane che il lievito dell’amore trasforma in Eucaristia nella barca sconquassata della Chiesa. E chi lo mangia apre il cuore, gli occhi e gli orecchi e non mancherà mai di nulla, perché sa dove si trova tutto ciò che è necessario per vivere, tutto ciò che potrà calmare la sua fame. E perché non vedere, in quelle dodici ceste avanzate, colme di pezzi, i dodici apostoli e i loro successori, vescovi e sacerdoti, chiamati a spezzare, moltiplicare e distribuire quell’unico pane nell’Eucaristia celebrata quotidianamente dalla Chiesa per la salvezza del mondo? E perché non vedere, in quelle sette sporte avanzate, piene di pezzi, i sette sacramenti dai quali ogni cristiano può attingere grazia, forza e pace nel cammino faticoso della vita? Perché ancora non vogliamo comprendere?

Preghiamo,
O Dio, che hai promesso di abitare
in coloro che ti amano con cuore retto e sincero,
donaci la grazia di diventare tua degna dimora.

Per Cristo nostro Signore. Amen

Buona giornata a tutti!

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