di padre Jeannot Souama
– Comunità di Arenzano (GE) –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 24 febbraio 2026.
1a settimana di Quaresima.
Beata Josefa Naval Girbes, laica carmelitana.
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 6,7-15)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate. Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male. Se voi, infatti, perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi, ma, se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».
Se l’uomo è per natura un essere in relazione, per dire che nel suo cuore c’è sempre una realtà che lo spinge ad uscire da se stesso per essere in comunione, in relazione con gli altri. Infatti è un “essere-con”. Perciò, il nostro cammino quaresimale ha proprio questo scopo, cioè, aiutarci a riscoprire il fondamento della nostra vera identità cristiana che è la nostra relazione o comunione con Dio. Non c’è vita perfetta, reale, profonda, senza relazione con Dio.
E Gesù, nel Vangelo odierno ci fa entrare proprio in questa dimensione verticale attraverso l’insegnamento della Preghiera del Padre Nostro. Anzitutto, ci entriamo attraverso un atto d’amore, “uno slancio d’amore” ci dice s. Teresina e il fatto di chiamare Dio: Abba, Padre. Infatti, sentiamo Dio come nostro Padre e siamo consapevoli di essere figli amati, desiderati fortemente, voluti da Lui, vivendo nella fiducia in un intimo rapporto con “Colui del quale sappiamo che ci ama” (Santa Teresa d’Avila).
Allora è importante convertirci per camminare sempre sulla sua strada. La preghiera non è dunque una performanza o un challenge per provare o convincere Dio. È lasciarsi amare da Lui. Santa Teresa che ha scritto un bel commento di questa preghiera ci da questo consiglio. “Quando recitate il Pater Noster, “Sarà un grand segno d’amore ricordare chi è questo Padre e anche chi è questo Maestro. Immaginate il Signore stesso accanto a voi.” (C.22), Ecco perché, Gesù non si contenta di insegnarci a pregare. Egli dimostra la sua vicinanza, prega anche in noi, è con Lui che diciamo Padre Nostro. Non siamo mai da soli.
Anche noi, con questa preghiera, diventiamo uniti con tutta l’umanità e con tutti i poveri per chi stiamo chiedendo anche il Pane quotidiano, perché venga il regno di pace, di amore, di giustizia nel mondo intero, ma soprattutto perché ogni uomo riscopra il volto Misericordioso del Padre…. Riscopriamo questa preghiera, facciamola nostra, gustiamola, ripetiamola spesso.
Preghiamo.
Volgi il tuo sguardo, o Signore, a questa tua famiglia,
e fa’ che, superando con la penitenza ogni forma di egoismo,
risplenda ai tuoi occhi per il desiderio di te.
Per Cristo, nostro Signore. Amen.
Una buona giornata a tutti.
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