di padre Davide Sollami
– Comunità di Arenzano (GE) –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 2 marzo 2026.
2ª settimana di Quaresima.
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 6,36-38)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.
Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati.
Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».
Il Vangelo della misericordia – come è tradizionalmente definito questo testo di Luca – ci consegna un invito affascinante e allo stesso tempo impegnativo: essere misericordiosi come lo è nostro Padre.
L’invito di Gesù non è un semplice comando morale, ma una rivelazione della nostra identità e della nostra appartenenza: siamo figli di un Padre misericordioso quanto più assomigliamo a Lui.
Questo discorso però rimane astratto finché non ci rendiamo conto che le prime persone che hanno bisogno di misericordia siamo noi stessi. Solo quando ci accorgiamo che è stata usata misericordia nei nostri confronti, comprendiamo anche che non possiamo non donarla noi a nostra volta.
La misericordia nasce dall’esperienza di sentirsi perdonati nella propria miseria.
Chi si scopre raggiunto da un amore che lo rialza dai suoi errori può imparare a fare lo stesso con gli altri. Gesù ci invita a mettere il nostro cuore nella miseria degli altri. Chi non si sente perdonato fatica a perdonare.
Spesso pensiamo che essere giusti significhi “far pagare”. In realtà la misericordia è la forma più alta della giustizia, perché non nega la verità del male, non chiama bene il male e non permette che il male abbia l’ultima parola. È amare qualcuno anche quando è ostaggio delle sue scelte sbagliate, aiutandolo a vedere le conseguenze delle proprie azioni senza inchiodarlo per sempre ad esse. La misericordia comincia da uno sguardo nuovo: mettersi nei panni di chi giudichiamo non è semplicemente chiudere un occhio, ma trasformare il male in bene invece di restituirlo con gli interessi. È una scelta esigente, meno “conveniente” sul piano umano, ma è l’unica che ci rende davvero liberi e simili a Dio.
“Date e vi sarà dato… con la misura con cui misurate sarà misurato a voi”. Non è un’intimidazione, ma la descrizione di come “funziona” l’anima; dentro di noi c’è un potenziale di amore “pigiato, scosso, traboccante”; ma se scegliamo il calcolo, il tornaconto e il rancore, restringiamo anche la nostra capacità di accogliere l’amore di Dio.
Scopriamo allora già da oggi quella misura “buona, pigiata, colma e traboccante” che è il modo stesso di amare di Dio.
Preghiamo.
O Dio, che hai ordinato la penitenza del corpo
come medicina dell’anima,
fa’ che ci asteniamo da ogni peccato
per avere la forza di osservare
i comandamenti del tuo amore.
Per Cristo nostro Signore. Amen.
E su tutti voi, amici del Caffè Carmelitano, invoco la benedizione di Dio.
Una buona e santa giornata a tutti!
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