di padre Marco Pesce
– Comunità di Genova –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 9 marzo 2026.
3ª Settimana di Quaresima.
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 4,24-30)
In quel tempo, Gesù [cominciò a dire nella sinagoga a Nàzaret]: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarepta di Sidone. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro». All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.
L’evangelista san Luca situa questo fatto all’inizio della predicazione di Gesù. Rivediamo per intero l’episodio nella sinagoga di Nàzaret. Dopo essere stato tentato nel deserto, Gesù comincia a percorrere la Galilea e riscuote le lodi della gente. Arriva al suo paese; nella sinagoga si alza a leggere e gli capita il passo di Isaia: “Lo Spirito del Signore è su di me…”. Gesù dichiara: “Oggi queste parole si compiono”. E la gente è allo stesso tempo ammirata e confusa: “Come parla bene! Ma… Non è il figlio di Giuseppe?”. Gesù sembra aspettarselo e lancia la provocazione: cita le storie dei profeti Elia ed Eliseo in cui sono stranieri ad aver ricevuto dei benefici per mezzo dei due profeti. Colpisce in pieno: la reazione è addirittura furiosa! Siamo appena all’inizio della missione e il progetto si delinea: il messaggio di Gesù è destinato a superare i confini di Israele per andare ovunque sia accolto. Ma perché quelle persone se la sono presa così tanto? Proviamo a ragionare come loro: noi siamo il popolo d’Israele, il popolo scelto da Dio, il Dio unico creatore dell’universo; Dio ci ha rivelato le sue leggi per essere uomini secondo la sua volontà. A noi le ha rivelate e non ad altri. Chi vuole conoscere veramente Dio non ha a che da fare come noi: sottomettersi alle prescrizioni della Legge. E fin qui tutto bene. Ma se, in fondo, facciamo fatica con questa Legge di Dio, perché siamo pur sempre peccatori e perciò il peccato non ci dispiace sempre, anzi… Ecco che non sopportiamo di vedere che Dio è buono anche con chi non si sforza come noi di stare dentro questa Legge; in fondo ce la prendiamo anche con il Signore, cosa che è un po’ difficile ammettere. Ve lo ricordate il fratello maggiore del cosiddetto “figliol prodigo”? Ecco, Gesù raccontandola deve aver pensato proprio ai suoi compaesani, che volevano buttarlo giù dalla scarpata. Quel fratello maggiore era invidioso, perché non aveva mai capito che cosa significhi essere figlio nella sua stessa casa, pensava che i beni paterni non fossero suoi, lui voleva guadagnarsi qualcosa tutto per sé… Invece siamo creature che abbiamo ricevuto tutto, anche e soprattutto quei talenti attraverso i quali ci facciamo la nostra posizione nel mondo. Abbiamo ricevuto il Battesimo e l’appartenenza alla Chiesa, tocca a noi far sì che il Vangelo continui a essere predicato per far luce al mondo, per quanto zoppicanti e incoerenti possiamo essere. Gratitudine, fratelli e sorelle, gratitudine!
Preghiamo.
O Dio nostro Padre, questo tempo di Quaresima ci aiuti a riconoscere i benefici del tuo amore nelle nostre vite e in quelle degli altri; che possiamo anche prendere atto dei talenti che non abbiamo ancora fatto fruttare, e che camminiamo con gioia e con fiducia incontro al Signore Gesù che viene. Lui che vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.
Una buona e santa giornata a tutti voi!
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