Caffè di martedì 10 marzo 2026

di padre Francesco Palmieri
– Comunità di Bouar, Yolé (Rep. Centrafricana) –

***

Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 10 marzo 2026.

3a settimana di Quaresima.

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 18,21-35)
In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”.  Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.
Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.
Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto.
Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».

Leggendo questo brano di Vangelo, molto spesso viene giustamente da riflettere riguardo al comandamento dell’amore per il prossimo: come Dio ha perdonato a te, così anche tu perdona al fratello che ti sta di fianco. 

Per questo il servo malvagio che non è stato capace di avere pietà per il proprio vicino è stato poi punito dal padrone. Se uno invece si impegna a vivere con amore e perdono, la sua carità coprirà una moltitudine di peccati, come afferma San Pietro nella sua prima lettera (cfr. 1Pt 4,8).

Questo insegnamento di Gesù non è soltanto un ammonimento morale, ma una chiamata. Lungo gli anni del suo ministero terreno, Egli ha più volte chiamato a sé persone ferite dal loro peccato, li ha perdonati, ha condonato loro il debito, e gli ha inviati nel mondo come suoi messaggeri: basti pensare a San Matteo, a Zaccheo, a Santa Maria Maddalena. 

Forse questa parabola riguarda in maniera particolare i religiosi, i sacerdoti, ovvero coloro che, non per merito proprio, ma per un atto di immensa misericordia del Signore, sono stati chiamati a seguirlo più da vicino. Seguirlo più da vicino per poter riverberare al mondo, attraverso la loro vita di preghiera, sacrificio e carità, la misericordia divina che loro per primi hanno ricevuto.

Preghiamo
Non ci abbandoni mai la tua grazia, o Signore,
ci renda fedeli al tuo santo servizio
e ci ottenga sempre il tuo aiuto.
Per Cristo nostro Signore. Amen.

Una buona e santa giornata a tutti!

***

Incontri, ritiri, iniziative 2025-2026

***

Ricevi ogni mattina il testo del Caffè sulla tua email:

***

Visita i nostri siti:

***