Caffè di venerdì 13 marzo 2026

di padre Matteo Pesce
– Comunità di Torino –

***

Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 13 marzo 2026.

3ª settimana di Quaresima.

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 12,28b-34)
In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?».
Gesù rispose: «Il primo è: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è altro comandamento più grande di questi».
Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocàusti e i sacrifici».
Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

La breve Regola di vita dei Carmelitani, composta all’inizio del XIII secolo, contiene un paragrafo di esortazione al combattimento spirituale, ispirato direttamente all’immagine del “soldato di Cristo” tratteggiato da San Paolo nella Lettera agli Efesini. La Regola del Carmelo, dunque, ci dice: “Poiché la vita dell’uomo sulla terra è una prova e coloro che vogliono piamente vivere in Cristo devono soffrire persecuzione, e il Diavolo, vostro nemico, va in giro come leone ruggente in cerca della preda da divorare, cercate con ogni cura di rivestire l’armatura di Dio… Dovete indossare la corazza della giustizia, per poter amare il Signore, Dio vostro, con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la forza e il vostro prossimo come voi stessi”. Ed eccoci qui al doppio comandamento dell’amore promulgato dal Signore Gesù. Quando prendiamo coscienza della miriade di tentazioni a cui siamo sottoposti e di quanto siamo fragili e cedevoli, a niente serve piangere la nostra fragilità se non per rimettere al centro la vera motivazione: servire il Signore Dio e gli altri. Questa “corazza di giustizia” di cui rivestirsi è la santità, che non è anzitutto frutto del nostro sforzo, ma è l’essere giustificati per mezzo della fede in Gesù. Se ogni santo giorno rimetto la mia vita alle Sue decisioni e ai suoi progetti, se rendo mia la Sua Santa Volontà, il Maligno non potrà ferirmi mortalmente. Le sue frecce si spezzano contro la fiducia in Dio.

Preghiamo.
Padre santo e misericordioso,
infondi la tua grazia nei nostri cuori
perché possiamo salvarci dagli sbandamenti umani
e restare fedeli alla tua parola di vita eterna.
Per Cristo nostro Signore. Amen

Una buona e santa giornata a tutti!

***

Incontri, ritiri, iniziative 2025-2026

***

Ricevi ogni mattina il testo del Caffè sulla tua email:

***

Visita i nostri siti:

***