di padre Fabio Ceriotti
– Comunità di Arenzano (GE) –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 17 marzo 2026.
4ª settimana di Quaresima.
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 5,1-16)
Ricorreva una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. A Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, vi è una piscina, chiamata in ebraico Betzatà, con cinque portici, sotto i quali giaceva un grande numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici.
Si trovava lì un uomo che da trentotto anni era malato. Gesù, vedendolo giacere e sapendo che da molto tempo era così, gli disse: «Vuoi guarire?». Gli rispose il malato: «Signore, non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l’acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, un altro scende prima di me». Gesù gli disse: «Àlzati, prendi la tua barella e cammina». E all’istante quell’uomo guarì: prese la sua barella e cominciò a camminare.
Quel giorno però era un sabato. Dissero dunque i Giudei all’uomo che era stato guarito: «È sabato e non ti è lecito portare la tua barella». Ma egli rispose loro: «Colui che mi ha guarito mi ha detto: “Prendi la tua barella e cammina”». Gli domandarono allora: «Chi è l’uomo che ti ha detto: “Prendi e cammina?”». Ma colui che era stato guarito non sapeva chi fosse; Gesù infatti si era allontanato perché vi era folla in quel luogo.
Poco dopo Gesù lo trovò nel tempio e gli disse: «Ecco: sei guarito! Non peccare più, perché non ti accada qualcosa di peggio». Quell’uomo se ne andò e riferì ai Giudei che era stato Gesù a guarirlo. Per questo i Giudei perseguitavano Gesù, perché faceva tali cose di sabato.
La guarigione del paralitico alla piscina di Betzatà è uno dei grandi segni che l’evangelista Giovanni pone nel suo Vangelo in preparazione all’evento della Risurrezione.
Gesù vede un uomo, steso sul suo lettuccio, malato da trentott’anni, si avvicina e gli chiede: “Vuoi guarire?” La domanda non è banale, anzi è molto precisa. Quest’uomo non risponde sì o no, ma dice: “Io non ho nessuno che mi immerga”.
Questo rivela una dinamica psicologica e spirituale che è presente tante volte nella nostra vita: l’idea di guarire ci spaventa, l’idea di uscire dai nostri problemi un po’ ci terrorizza, il pensiero di uscire dalla nostra prigionia spirituale e dall’immobilismo ci inquieta.
Qualche volta l’idea di stare bene e di avere le energie ci spaventa, perché è come se pensassimo “Adesso mi devo arrangiare da solo, non c’è più nessuno che si occupa di me”. La lamentela, lo stare male, talvolta diventa la modalità di comunicazione.
Questo capita anche nella vita spirituale: la conversione ci costa fatica, la decisione di convertirci comporta un cambio radicale di vita e richiede di affrontare una dimensione dell’esistenza che non conosciamo (l’ignoto ci fa paura) allora preferiamo piangerci addosso, lamentarci dei nostri mali e dei nostri dolori. E finisce che non ci convertiamo, non cambiamo vita.
Capiamo allora che la domanda di Gesù non è scontata, non è una specie di presa in giro, ma è precisa è come se dicesse: “È proprio vero che vuoi guarire?”, “Vuoi essere salvato? Vuoi diventare un uomo capace di amare, di relazionarti con gli altri, di vivere integralmente la tua esistenza?”.
È la domanda che dobbiamo permettere a Gesù di farci: “Ma tu, vuoi guarire?”.
La Via della Croce per noi può essere l’occasione per rispondere: “Sì, Signore, salvami”.
Gesù poi guarisce il paralitico dicendogli: “Prendi il tuo lettuccio e va’ a casa tua”, che vuol dire “Prendi in mano la tua vita e adesso vivi finalmente da uomo maturo e responsabile, basta con questa vita nella quale ti sei sempre fatto servire, adesso tocca a te, prendi la tua esistenza e comincia a vivere responsabilmente, datti da fare”.
Preghiamo.
Dio fedele e misericordioso,
questo tempo di penitenza e di preghiera
disponga i cuori dei tuoi fedeli
ad accogliere degnamente il mistero pasquale
e a proclamare il lieto annuncio della tua salvezza.
Per Cristo nostro Signore. Amen.
Auguro a tutti una buona e santa giornata.
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