di padre Federico Trinchero
– Comunità di Arenzano (GE) –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 18 marzo 2026.
4a settimana di Quaresima.
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 5,17-30)
In quel tempo, Gesù disse ai Giudei: «Il Padre mio agisce anche ora e anch’io agisco». Per questo i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo, perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio. Gesù riprese a parlare e disse loro: «In verità, in verità io vi dico: il Figlio da sé stesso non può fare nulla, se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa allo stesso modo. Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora più grandi di queste, perché voi ne siate meravigliati. Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi egli vuole. Il Padre infatti non giudica nessuno, ma ha dato ogni giudizio al Figlio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. In verità, in verità io vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita. In verità, in verità io vi dico: viene l’ora – ed è questa – in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio e quelli che l’avranno ascoltata, vivranno. Come infatti il Padre ha la vita in sé stesso, così ha concesso anche al Figlio di avere la vita in sé stesso, e gli ha dato il potere di giudicare, perché è Figlio dell’uomo. Non meravigliatevi di questo: viene l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e usciranno, quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna.
Quello della morte è un argomento difficile da affrontare, quasi imbarazzante e che preferiamo rimuovere o esorcizzare con distrazioni di ogni tipo. La morte – nonostante le pubblicità rassicuranti di pompe funebri sempre più professionali e sofisticate – ci coglie sempre impreparati. Preferiamo non parlarne. E, se proprio si deve, lo facciamo tirando un sospiro non di sollievo, ma di mal celata preoccupazione: “Prima o poi, ci toccherà”.
Gesù affronta il problema con un approccio diverso. Ha creato con suo Padre una società perfetta. Fanno sempre tutto insieme, con la collaborazione efficace e discreta dello Spirito Santo. Lavorano insieme da un’eternità. Massima professionalità, disponibilità h24 (anche il sabato e soprattutto la domenica), assoluta discrezione sui peccati più inconfessabili e nessun addebito per i clienti. Anzi, ha già pagato il Figlio per tutti. Vantano in materia un’esperienza unica.
La società è stata inaugurata una domenica mattina dell’anno 30 (dopo Cristo, ovviamente) in un giardino di Gerusalemme. Il primo cliente, dopo il Figlio del padrone, è stato un certo Disma, più conosciuto con il nome di buon ladrone. Nonostante i peccati commessi in gioventù, all’ultimo, ma proprio all’ultimo, si è rivolto al Figlio, chiedendogli un trattamento di favore. Ed è stato prontamente esaudito e fatto sedere in prima fila in Paradiso.
Gesù non vuole la nostra morte, ma la nostra risurrezione. Ed è morto per darci la vita eterna. E non smette di offrirci buoni consigli per un giudizio il più possibile indolore. Vuole farci dono della sua vita, per la quale, sulla croce, ha dato la sua vita.
Preghiamo.
Gesù, Amore di Dio Padre,
fa’ che gli ultimi giorni di questo esilio terreno
siano completamente conformi alla Tua Volontà.
O Gesù misericordioso, disteso sulla croce,
ricordami nell’ora della mia morte.
In quell’ultima ora nascondimi nel tuo Cuore,
aperto dalla lancia, e salvami. Amen.
Buona giornata a tutti!
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