di fra Giancarlo Cencio
– Comunità di Savona –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 20 marzo 2026.
4a settimana di Quaresima.
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 7,1-2.10.25-30)
In quel tempo, Gesù se ne andava per la Galilea; infatti non voleva più percorrere la Giudea, perché i Giudei cercavano di ucciderlo.
Si avvicinava intanto la festa dei Giudei, quella delle Capanne. Quando i suoi fratelli salirono per la festa, vi salì anche lui: non apertamente, ma quasi di nascosto.
Alcuni abitanti di Gerusalemme dicevano: «Non è costui quello che cercano di uccidere? Ecco, egli parla liberamente, eppure non gli dicono nulla. I capi hanno forse riconosciuto davvero che egli è il Cristo? Ma costui sappiamo di dov’è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia».
Gesù allora, mentre insegnava nel tempio, esclamò: «Certo, voi mi conoscete e sapete di dove sono. Eppure non sono venuto da me stesso, ma chi mi ha mandato è veritiero, e voi non lo conoscete. Io lo conosco, perché vengo da lui ed egli mi ha mandato».
Cercarono allora di arrestarlo, ma nessuno riuscì a mettere le mani su di lui, perché non era ancora giunta la sua ora.
Gesù si muove in punta di piedi dentro una festa rumorosa.
La festa delle Capanne è luce, canti, folla, memoria dell’Esodo. Eppure lui
arriva di nascosto, quasi fuori posto. Come se il Figlio di Dio non
coincidesse mai del tutto con le nostre celebrazioni religiose.
Tutti parlano di lui, ma nessuno lo ascolta davvero.
È il paradosso più attuale del Vangelo: Gesù è oggetto di discussione, non
di relazione. Lo analizzano, lo classificano, lo collocano: “sappiamo di dov’è”.
E proprio questa sicurezza diventa una barriera. Pensano di conoscere la sua
origine, e così si precludono il mistero. Gesù allora alza la voce, ma non per
difendersi. Grida una verità scomoda: pensate di conoscermi, ma non
conoscete Colui che mi ha mandato.
Non è un’accusa rabbiosa, è una diagnosi. Si può frequentare il tempio e restare estranei a Dio. Si può parlare di Lui e non riconoscerlo quando passa accanto. Cercano di arrestarlo, ma
non ci riescono. Non perché manchi il coraggio, ma perché il tempo non è maturo. L’odio
arriva sempre in anticipo; l’amore, invece, sa aspettare. Gesù non fugge, ma nemmeno si consegna: vive libero, non reattivo. La sua vita non è nelle mani dei persecutori, ma del Padre.
Questo Vangelo ci mette davanti a una domanda sottile e inquietante:
e se anche noi sapessimo “troppo” di Gesù per riconoscerlo davvero?
Se lo avessimo già incasellato, spiegato, addomesticato? Forse Gesù continua a passare di nascosto anche oggi: nelle pieghe della quotidianità, nelle domande che evitiamo, nelle persone che non coincidono con le nostre attese. E noi, come la folla, rischiamo di dire: “Lo conosciamo”, quando in realtà stiamo ancora imparando a lasciarci sorprendere.
Preghiamo.
Guarda con bontà, o Signore, i tuoi fedeli
e proteggi con il tuo benevolo aiuto
coloro che confidano nella tua misericordia.
Per Cristo nostro Signore. Amen.
Buona giornata a tutti!
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