di fra Claudio Grana
– Comunità di Bocca di Magra (SP) –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 24 marzo 2026.
5a settimana di Quaresima.
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 8, 21-30)
In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «Io vado e voi mi cercherete, ma morirete nel vostro peccato. Dove vado io, voi non potete venire». Dicevano allora i Giudei: «Vuole forse uccidersi, dal momento che dice: “Dove vado io, voi non potete venire”?». E diceva loro: «Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo. Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati». Gli dissero allora: «Tu, chi sei?». Gesù disse loro: «Proprio ciò che io vi dico. Molte cose ho da dire di voi, e da giudicare; ma colui che mi ha mandato è veritiero, e le cose che ho udito da lui, le dico al mondo». Non capirono che egli parlava loro del Padre. Disse allora Gesù: «Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono e che non faccio nulla da me stesso, ma parlo come il Padre mi ha insegnato. Colui che mi ha mandato è con me: non mi ha lasciato solo, perché faccio sempre le cose che gli sono gradite». A queste sue parole, molti credettero in lui.
Abbiamo ascoltato una pagina del Vangelo che è un po’ enigmatica nei toni, nelle espressioni, ma alla fine è abbastanza chiara nei suoi contenuti centrali.
Gesù sottolinea e ripete una distanza: “Io… e voi”, e per ben tre volte ribadisce queste parole dure: “Morirete nei vostri peccati”. In effetti, gli ascoltatori di Gesù si sentono distanti dal suo messaggio, e “non capirono”. Allo stesso tempo, Gesù dice che la sua parola è chiara, è veritiera; lui parla apertamente al mondo, e dice le cose del Padre. Ma allora, da cosa deriva questa distanza?
C’è una diversa origine: “Voi siete di quaggiù, io sono di lassù”, e questa origine diventa anche un possesso: “Voi siete di questo mondo”. C’è quindi un diverso esito: morire nel peccato, o andare dove va Gesù. Soprattutto, c’è un criterio: tutta la parte negativa del discorso di Gesù si realizza “se non crederete”.
Ecco il punto centrale: l’ammonimento di Gesù non è una condanna, ma un avviso che ci salva; è un forte invito alla fede in lui e nel Padre. E infatti l’esito sperato da Gesù si vede nel finale dell’episodio: “Molti credettero in lui”.
A questo punto, possiamo leggere tutto il brano a rovescio: se crediamo in lui, possiamo andare dove va lui; se siamo uniti a lui, possiamo condividere quello che condivide lui con il Padre. Se il Padre è con Gesù e non lo lascia mai solo, lo stesso farà con ciascuno di noi.
A nostra volta, con la grazia di Gesù, siamo chiamati a una vita nuova dove anche noi non facciamo più nulla da noi stessi, ma facciamo le cose gradite al Padre, e parliamo come lui ha insegnato.
Questo alto ideale di vita non è una meta irraggiungibile, ma un dono che pur nella nostra piccolezza e imperfezione ci viene offerto a poco a poco, nella misura in cui ci lasciamo coinvolgere da lui.
Sia questo il nostro cammino di quaresima, il cammino della nostra vita.
Preghiamo.
Il tuo aiuto, Dio onnipotente,
ci renda perseveranti nel tuo servizio,
perché anche nel nostro tempo
la tua Chiesa si accresca di nuovi membri
e si rinnovi sempre nello spirito.
Per Cristo, nostro Signore. Amen.
Buona giornata e buona Quaresima a tutti!
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