di padre Piergiorgio Ladone
– Comunità di Arenzano (GE) –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 29 marzo 2026.
Domenica delle Palme e della Passione del Signore.
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 21,1-11)
Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero presso Bètfage, verso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due discepoli, dicendo loro: «Andate nel villaggio di fronte a voi e subito troverete un’asina, legata, e con essa un puledro. Slegateli e conduceteli da me. E se qualcuno vi dirà qualcosa, rispondete: “Il Signore ne ha bisogno, ma li rimanderà indietro subito”». Ora questo avvenne perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta: «Dite alla figlia di Sion: “Ecco, a te viene il tuo re, mite, seduto su un’asina e su un puledro, figlio di una bestia da soma”».
I discepoli andarono e fecero quello che aveva ordinato loro Gesù: condussero l’asina e il puledro, misero su di essi i mantelli ed egli vi si pose a sedere. La folla, numerosissima, stese i propri mantelli sulla strada, mentre altri tagliavano rami dagli alberi e li stendevano sulla strada. La folla che lo precedeva e quella che lo seguiva, gridava: «Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nel più alto dei cieli!».
Mentre egli entrava in Gerusalemme, tutta la città fu presa da agitazione e diceva: «Chi è costui?». E la folla rispondeva: «Questi è il profeta Gesù, da Nàzaret di Galilea».
Il Vangelo che avete ascoltato è quello che si proclama durante il rito della Benedizione delle Palme, non potendo ovviamente proporvi in questa sede la lunga lettura del Vangelo della Passione proprio della Celebrazione Eucaristica di oggi. Nell’invitarvi tuttavia a portarlo con voi per riascoltarlo e meditarlo nel vostro cuore in questa Settimana Santa, vorrei farvi notare come una semplice riflessione sul Vangelo dell’entrata trionfale di Gesù in Gerusalemme che vi ho proposto possa costituire un’occasione unica, con la sua perenne attualità, per non lasciarci scivolare addosso il racconto per eccellenza della nostra salvezza.
Due paradossi si intersecano: quello di un Re umile che entra a Gerusalemme su un asino, accolto trionfalmente con gioia, svelando un Dio che viene non con la forza, ma con il dono di sé, invitandoci ad abbandonare la logica del potere e a fidarsi di Lui, e il paradosso del rifiuto dello stesso Re e Signore a distanza di una settimana, culminante con la sua crocifissione e morte. Ebbene, possiamo intravedere in questi due momenti del racconto evangelico lo specchio del nostro cuore e della nostra vita, perché il nostro cuore e la nostra vita passano, purtroppo anche senza che ce ne accorgiamo, dall’accoglienza di Gesù al suo rifiuto, dall’aprirgli il cuore con gioia al chiuderglielo con testardaggine. Insomma, l’alternanza tra l’accoglienza e il rifiuto è un po’ la storia della nostra vita, del nostro cuore.
Ebbene, le scelte che Gesù ha operato nella sua Passione mettono in evidenza questa sorta di dissociazione. Pensiamoci: noi siamo, come Lui, cercatori instancabili della Verità, siamo attratti dalla Verità, eppure viviamo nella menzogna; siamo cercatori di Amore, bramiamo il vero Amore, eppure viviamo spesso nell’egoismo; siamo attratti dalla Bellezza, quella vera, eppure facciamo di tutto per deturpare le bellezze della vita; siamo cercatori di Libertà, eppure ci troviamo ad essere schiavi e servi di noi stessi e degli altri; desideriamo vivamente la Giustizia e la Pace, eppure ci perdiamo per farci la guerra, nell’essere divisi; cerchiamo in tutti i modi la Felicità, eppure siamo spesso tristi, presi dalla paura e dall’angoscia; desideriamo davvero essere buoni, ma poi scegliamo il male, siamo cattivi …
Ebbene, se dobbiamo sintetizzare in una parola tutte queste parole dovremmo dire Vita e il Vangelo ancora una volta ci dice che la Vita è Gesù, morto e risorto per noi. E noi siamo convinti che la Vita è Gesù, ma poi accade che lo rifiutiamo. In conclusione, io credo che dobbiamo sempre e per sempre crescere nella convinzione che è Gesù la vera Vita che, unica, può dare valore e forza per vivere tutte le altre belle realtà che portiamo nel cuore. Insomma, è Lui infine che dobbiamo davvero instancabilmente cercare. Portiamo allora nel cuore, facendole nostre, specialmente in questa Settimana Santa le parole di S. Agostino: “Il mio cuore è inquieto finché non riposa in Te, Gesù”.
Preghiamo.
Dio onnipotente ed eterno,
che hai dato come modello agli uomini
il Cristo tuo Figlio, nostro Salvatore,
fatto uomo e umiliato fino alla morte di croce,
fa’ che abbiamo sempre presente
il grande insegnamento della sua passione,
per partecipare alla gloria della risurrezione.
Per Cristo nostro Signore. Amen.
Una buona e santa Domenica delle Palme e di Passione a tutti voi!
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