Caffè di giovedì 2 aprile 2026

di padre Davide Sollami
– Comunità di Arenzano (GE) –

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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 2 aprile 2026.

Giovedì Santo – Cena del Signore.

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 13,1-15)
Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine.
Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto.
Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri».
Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi».

I misteri ai quali partecipiamo oggi ci riportano al gesto compiuto da Gesù con un rito solenne, descritto con tanti dettagli da Giovanni. Gesù «si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano, se lo cinse attorno alla vita. Versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi e ad asciugarli». Il tutto con un asciugamano a far da grembiule. È questo l’unico paramento sacerdotale registrato dal Vangelo, il quale, per la notte del Giovedì Santo fu scelto e indossato da Gesù stesso. «Stola e grembiule sembrano essere il dritto e il rovescio di un unico simbolo sacerdotale e richiamano l’altezza e la larghezza di un unico panno di servizio: il servizio reso a Dio e quello offerto al prossimo» – penso che questa nota meditazione del venerabile vescovo Don Tonino Bello ci aiuti a comprendere la bellezza dei simboli che, in questa giornata santa più che mai, ci fanno toccare con mano due estremi opposti dell’Amore di Cristo: umile fino ad abbassarsi a lavare i piedi e allo stesso tempo straordinariamente alto nell’istituire il dono dell’Eucarestia.

In questa sacra cena, le cose sublimi e le cose umili si intrecciano in maniera meravigliosa. Ricevere il corpo e il sangue del Signore nutre la nostra fede e il nostro servizio donandoci il dono della perseveranza.

In questa sera del Giovedì Santo, Gesù istituisce il suo Sacerdozio; partecipa cioè il suo Sacerdozio agli Apostoli e, per essi lo rende perenne nella Chiesa di Dio «fino alla fine». Oggi ringraziamo Gesù di questo dono perché del Sacerdozio abbiamo tanto bisogno e doniamo a tutti i sacerdoti la carità della nostra preghiera.

Preghiamo.
O Dio, che ci hai riuniti per celebrare la santa Cena
nella quale il tuo unico Figlio,
prima di consegnarsi alla morte,
affidò alla Chiesa il nuovo ed eterno sacrificio,
convito nuziale del suo amore,
fa’ che dalla partecipazione a così grande mistero
attingiamo pienezza di carità e di vita.
Per Cristo nostro Signore. Amen.

Buon Triduo Pasquale a tutti!

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