Caffè di venerdì 10 aprile 2026

di padre Francesco Palmieri
– Comunità di Bouar, Yolé (Rep. Centrafricana) –

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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 10 aprile 2026.

Ottava di Pasqua.

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 21, 1-14)

In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.
Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.
Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatrè grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si spezzò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.

L’avventura di Pietro e degli Apostoli, che avevano lasciato tutto – casa, famiglia, lavoro – per seguire Gesù, ha avuto inizio con una pesca miracolosa. Anche alla fine, quando la Pasqua di Gesù si è ormai compiuta, avviene un prodigio simile. Ora che Gesù è risorto, a Pietro e ai suoi compagni sembra che non resti più nulla da fare che tornare al vecchio mestiere della pesca.

Come per la prima volta, le reti rimangono ancora vuote. Ma una voce dalla riva consiglia di gettarle dall’altro lato della barca. Non si sa come, ma adesso le reti sono piene. Al ripetersi del prodigio degli inizi, il Maestro viene riconosciuto. Pietro e gli altri lo raggiungono a riva, dove Egli spezza di nuovo il pane con loro. Anche se stracolme di pesci, le reti trascinate all’asciutto non si spezzano.

Tante volte si constata con amarezza che, anche se si va al largo per annunciare Gesù, poi si ritorna spesso a reti vuote. Allora si cerca la strategia, la modalità per poter “dare frutto” il più possibile. Ma niente da fare: le reti rimangono vuote. Delle volte ci si può perfino arrabbiare a causa della scarsità di risultato, perché – anche se si è fatto tutto quello sforzo per Lui – non si è comunque ricavato niente. Fare le cose soltanto “per Gesù” non basta. Rischia di diventare una corsa al buon risultato, abbellita solamente da una nobile motivazione.

Perché ogni gesto della giornata – anche il più piccolo – sia fecondo occorre che sia non solo “per Cristo”, ma anche “in Cristo” e “con Cristo”. Se un’azione è compiuta “in Cristo” allora vengono rispettati i suoi modi e i suoi tempi, e non si sta a guardare al risultato immediato. In poche parole ci si abbandona, pienamente e senza pretese personali, soltanto alla Sua volontà. Quando si fa qualcosa “con Cristo” ogni gesto della giornata è avvolto e protetto dal dialogo personale con il Signore, in modo tale che al primo posto, nel servizio per il Signore, non ci si sia il risultato, bensì l’amicizia personale con Lui.

Preghiamo.
(Preghiera di San John Henry Newman)
Gesù, aiutami a spargere il profumo di te, ovunque vada.
Che io cerchi e veda non più me, ma soltanto te.
Fa’ che io ti lodi, nel modo che a te più piace,
effondendo la tua luce su quanti mi circondano.
Che io predichi te senza parlare,
non con la parola, ma col mio esempio,
con la forza che trascina,
con l’amore che il mio cuore nutre per te. Amen.

Una buona e santa giornata a tutti!

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