Caffè di lunedì 19 dicembre 2022

di padre Stefano Molon
– Comunità di Baoro (Rep. Centrafricana) –

***

Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 19 dicembre 2022.

IV settimana del Tempo di Avvento.

Dal Vangelo secondo Luca (1, 5-25).

Al tempo di Erode, re della Giudea, vi era un sacerdote di nome Zaccarìa, della classe di Abìa, che aveva in moglie una discendente di Aronne, di nome Elisabetta. Ambedue erano giusti davanti a Dio e osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore. Essi non avevano figli, perché Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli anni. Avvenne che, mentre Zaccarìa svolgeva le sue funzioni sacerdotali davanti al Signore durante il turno della sua classe, gli toccò in sorte, secondo l’usanza del servizio sacerdotale, di entrare nel tempio del Signore per fare l’offerta dell’incenso. Fuori, tutta l’assemblea del popolo stava pregando nell’ora dell’incenso. Apparve a lui un angelo del Signore, ritto alla destra dell’altare dell’incenso. Quando lo vide, Zaccarìa si turbò e fu preso da timore. Ma l’angelo gli disse: «Non temere, Zaccarìa, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, e tu lo chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza, e molti si rallegreranno della sua nascita, perché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà colmato di Spirito Santo fin dal seno di sua madre e ricondurrà molti figli d’Israele al Signore loro Dio. Egli camminerà innanzi a lui con lo spirito e la potenza di Elìa, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto». Zaccarìa disse all’angelo: «Come potrò mai conoscere questo? Io sono vecchio e mia moglie è avanti negli anni». L’angelo gli rispose: «Io sono Gabriele, che sto dinanzi a Dio e sono stato mandato a parlarti e a portarti questo lieto annuncio. Ed ecco, tu sarai muto e non potrai parlare fino al giorno in cui queste cose avverranno, perché non hai creduto alle mie parole, che si compiranno a loro tempo». Intanto il popolo stava in attesa di Zaccarìa, e si meravigliava per il suo indugiare nel tempio. Quando poi uscì e non poteva parlare loro, capirono che nel tempio aveva avuto una visione. Faceva loro dei cenni e restava muto. Compiuti i giorni del suo servizio, tornò a casa. Dopo quei giorni Elisabetta, sua moglie, concepì e si tenne nascosta per cinque mesi e diceva: «Ecco che cosa ha fatto per me il Signore, nei giorni in cui si è degnato di togliere la mia vergogna fra gli uomini».

Questo lungo episodio dell’annuncio dell’Angelo a Zaccaria è stata l’ultima volta che Dio ha parlato agli uomini in un tale modo. Il contesto qui è quello solenne, che ricalca gli schemi delle annunciazioni dell’Antico Testamento: la solennità del luogo, il tempio, l’incenso, l’angelo, i sacerdoti… Ma l’annuncio della nascita di Giovanni Battista suscita resistenze nel povero Zaccaria. Dio cambierà stile: con Maria tutto si svolge in casa, Dio si rivolge ad una donna, laica, adolescente, mentre, forse, sta facendo le pulizie di casa. Dio viene incontro all’uomo nella apparente banalità del quotidiano che vuole rendere pieno e ricco della sua presenza.

Il povero Zaccaria, uomo giusto, ma troppo lento per la dinamica travolgente di Dio, ha una piccola esitazione prima di rispondere. E dovrà passare nove mesi in silenzio, a meditare il compiersi delle promesse di Dio, tempo per lui di una gestazione che lo farà rinascere uomo nuovo, bambino, e gli farà sgorgare dal cuore più che dalle labbra un magnifico cantico pieno di speranza e di riconoscenza, che ogni giorno la Chiesa ci invita a cantare alle lodi mattutine.

In questi ultimi giorni, concitati dai preparativi delle feste natalizie, invito me e voi a recuperare questo silenzio pieno di frutti come lo è stato per il vecchio Zaccaria: silenzio e preghiera che ci renda disponibili, come Maria, come Giuseppe, ad accoglierlo nel nostro cuore. Insieme, pieno di riconoscenza, vi chiedo di unirvi alla mia gioia e di ricordarmi al Signore, me, povero sacerdote missionario in Centrafrica, perché oggi stesso, giusto trent’anni fa, ricevetti il dono del sacerdozio ad Arenzano. Che il Signore vi benedica tutti.

Preghiamo.
O Dio che, con il parto della santa Vergine,
hai rivelato al mondo lo splendore della tua gloria,
fa’ che veneriamo con fede viva
e celebriamo con fervente amore
il grande mistero dell’incarnazione.

Per Cristo, nostro Signore. Amen.

A tutti voi auguro una giornata piena di bene.

***

Ricevi ogni mattina il testo del Caffè sulla tua email:

***

Visita i nostri siti:

***

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: