di padre Davide Sollami
– Comunità di Arenzano (GE) –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 6 giugno 2023.
IX settimana del Tempo Ordinario.
Dal Vangelo secondo Marco (Mc 12, 13-17)
In quel tempo, mandarono da Gesù alcuni farisei ed erodiani, per coglierlo in fallo nel discorso. Vennero e gli dissero: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno, ma insegni la via di Dio secondo verità. È lecito o no pagare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare, o no?». Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse loro: «Perché volete mettermi alla prova? Portatemi un denaro: voglio vederlo». Ed essi glielo portarono. Allora disse loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Gesù disse loro: «Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio». E rimasero ammirati di lui.
Quante volte Gesù è stato messo alla prova? Lo abbiamo visto in situazione diverse: quando gli avevano presentato il caso, creato ad arte, di una moglie che aveva avuto sette mariti, o quella volta che volevano uccidere a sassate la donna di strada… “Chi è senza peccato scagli la prima pietra” (Gv 8,7): le risposte del Maestro sono diventate proverbi.
E adesso abbiamo sentito quest’altra domanda: è lecito pagare il tributo a Cesare: sì o no? Se Gesù avesse risposto sì, sarebbe risultato schierato a favore dell’invasore straniero. Se invece avesse detto no, lo avrebbero accusato di incitare le folle perché disobbedissero all’imperatore. Insomma, era stato calcolato che qualsiasi sua risposta poteva essergli fatale. E invece no. Con una sola frase, il Cristo si libera dal loro inganno: “Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare”.
Le monete con le immagini degli imperatori erano di uso comune. L’effige dava prestigio al metallo, e i metalli preziosi, come oro, argento, bronzo, davano gloria al governante. Inoltre, la figura dell’imperatore aveva l’utilità di distinguere il denaro autorizzato dagli spiccioli falsi.
Poi, però, Gesù aggiunge: “Rendete quello che è di Dio, a Dio”. Che cosa è di Dio? Cosa porta la sua immagine? L’uomo! “E Dio disse: Facciamo l’uomo a nostra somiglianza” (Gen 1, 26). Il Signore è il primo e l’unico a volerci a sua immagine. Il nostro cuore e la nostra anima sono più preziosi dell’oro. E quando proviamo ad assomigliargli, siamo una lode al Creatore! Probabilmente altri, come il demonio, sono gelosi della ricchezza di Dio. Diamo al Signore quello che gli appartiene da sempre: la bellezza, la gloria, l’amore… tutto! Diamogli noi stessi, perché in fondo, nel nostro intimo, siamo già suoi.
E se imparassimo, ogni volta che guardiamo una persona, a pensare: “Ho davanti a me un’immagine del Padre, un figlio di Dio”? Che bello sarebbe, se riuscissimo a educare i nostri pensieri e i nostri occhi a vedere le persone come le guarda il Signore! Avremmo un sguardo così bello, uno sguardo a immagine di Dio!
Preghiamo.
O Dio, che nella tua provvidenza
tutto disponi secondo il tuo disegno di salvezza,
allontana da noi ogni male
e dona ciò che giova al nostro vero bene.
Per Cristo, nostro Signore. Amen.
E su tutti voi, amici del Caffè Carmelitano, invoco la benedizione di Dio.
Buona giornata a tutti!
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