di padre Régis Temanda
– Comunità di Bouar – Yolé (Rep. Centrafricana) –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 11 novembre 2023.
XXXI settimana del Tempo Ordinario.
Memoria di S. Martino di Tours, vescovo.
Dal Vangelo secondo Luca (16,9-15)
In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli: «Fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne.
Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».
I farisei, che erano attaccati al denaro, ascoltavano tutte queste cose e si facevano beffe di lui. Egli disse loro: «Voi siete quelli che si ritengono giusti davanti agli uomini, ma Dio conosce i vostri cuori: ciò che fra gli uomini viene esaltato, davanti a Dio è cosa abominevole».
Fare elemosina altro non è che convertire in eterno ciò che è passeggero, far diventare ricchezza vera quella disonesta. È quello che possiamo dedurre dal vangelo di oggi in cui Gesù ci invita a farci degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi ci accolgano nelle dimore eterne.
Santa Teresa di Gesù nota in una splendida pagina dei suoi scritti: “Taluni godono di quello che hanno, ogni tanto si concedono un’elemosina; non pensano che quei beni non sono di loro proprietà, ma glieli ha dati il Signore come fossero suoi amministratori perché li distribuissero ai poveri, e dovranno rendere stretto conto anche del tempo che sono rimasti chiusi in cassaforte, senza averli subito dati a chi era nell’indigenza.” (Concetti dell’Amore di Dio 2, 8.)
Queste considerazioni della santa Madre ci aiutano a capire che la ricchezza viene da Dio ed è stata affidata all’uomo per il sollievo di chi è nel bisogno. Purtroppo spesso la debolezza umana fa sì che ci crediamo proprietari in assoluto dei beni che abbiamo o addirittura loro schiavi.
Le parole di Gesù ci invitano oggi ad usare la ricchezza terrena, non per farci dei nemici, ma piuttosto degli amici; non tanto per la vita presente, quanto per quella eterna. I poveri sono quegli amici di cui si tratta. E ciò implica che cambi il nostro atteggiamento dispregiativo nei loro confronti per cui li riteniamo generalmente come degli esseri inferiori, privi di consistenza, oggetti di scarto e minaccia per la società. No, i poveri non sono né inferiori né un peso per la società, anzi sono loro in realtà i veri benefattori dei ricchi, o meglio di tutta quanta l’umanità. Infatti, sarà grazie a loro che i benestanti della vita presente potranno trovare accoglienza nelle dimore eterne, cioè accanto a Dio.
Come San Martino che festeggiamo oggi e che si fece l’amico dei poveri condividendo con uno di loro il suo mantello, facciamoci anche noi amici dei poveri per mezzo della ricchezza passeggera per poter essere accolti tra gli amici di Dio nella vita eterna.
Preghiamo.
O Dio, che hai fatto risplendere la tua gloria
nella vita e nella morte del santo vescovo Martino,
rinnova nei nostri cuori le meraviglie della tua grazia,
perché né morte né vita ci possano separare dal tuo amore.
Per Cristo, nostro Signore.
Amen.
Una buona e santa giornata a tutti!
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