di padre Marcello Bartolomei
– Comunità di Bouar – S. Elia (Rep. Centrafricana) –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 12 dicembre 2023.
2a settimana del Tempo di Avvento.
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 18,12-14)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Che cosa vi pare? Se un uomo ha cento pecore e una di loro si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita?
In verità io vi dico: se riesce a trovarla, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite.
Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda».
Il tempo di Avvento ci prepara ad accogliere Gesù, inviato dal Padre a raccogliere i suoi figli dispersi, come il pastore che va in cerca della pecora smarrita. Gesù stesso sottolinea questa premura del Padre celeste verso tutti i suoi figli, indistintamente: “Così il Padre vostro celeste non vuole che si perda neanche uno solo di questi piccoli”.
Spesso siamo tentati di crederci nel numero delle novantanove pecore che sono al sicuro e guardiamo verso l’altra o le altre pecore smarrite, quasi vantandoci del fatto di sentirci al sicuro perché siamo bravi e non ci sbandiamo, non ci perdiamo. Ma ne siamo proprio sicuri? Forse tutti noi dovremmo considerarci la pecora smarrita e ringraziare la bontà misericordiosa del Padre, del Cuore misericordioso di Gesù, che non si danno pace per venirci a cercare, per offrirci il loro richiamo incessante e per mettere in atto tutti i mezzi o strumenti di salvezza. Solo coloro che hanno già raggiunto il Paradiso, possono ormai considerarsi definitivamente al sicuro.
Quante volte anche noi conosciamo degli sbandamenti e dovremmo temere di perderci! L’altro rischio è quello di saperci al sicuro all’interno della Chiesa, ma non sappiamo condividere l’ansia di Gesù per collaborare alla ricerca dei nostri fratelli dispersi, non condividiamo la stessa ansia missionaria nel portare al mondo la parola di salvezza, nel condividere il grande privilegio di appartenere all’ovile del Signore, che è la Chiesa nostra madre. Se in qualche modo ci sentiamo parte di questo ovile, della Chiesa, è solo per la misericordia di Dio.
Santa Teresa di Gesù Bambino riconosceva di non aver offeso gravemente il Signore, solamente per la sua grazia che l’aveva custodita fin da piccola. Sennò, ella dice, sarebbe stata una grande peccatrice. La stessa piccola Teresa si commuoveva nel leggere il profeta Isaia, che descrive la premura di Dio verso di noi con l’immagine del buon pastore: “Come un pastore egli fa pascolare il gregge e con il suo braccio lo raduna; porta gli agnellini sul petto e conduce pian piano le pecore madri” (Is 40, 11), o ancora: “Voi sarete allattati e portati in braccio, e sulle ginocchia sarete accarezzati. Come una madre consola un figlio, così io vi consolerò.” (Is 66, 12b-13a)
Commentando questi testi, Teresa scrive, piena di stupore: “Dopo un simile linguaggio, non resta che tacere, che piangere di gratitudine e d’amore” (B, 1r-v).
Preghiamo (con il salmo 22, 1-2.4)
Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla. Su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce. Anche se vado per una valle oscura, non temo alcun male, perché tu sei con me. Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza.
Una buona e santa giornata a tutti!
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