di padre Davide Sollami
– Comunità di Arenzano (GE) –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 2 febbraio 2024.
Festa della Presentazione del Signore (Candelora).
Giornata della Vita consacrata.
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 2, 22-40)
Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore.
Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:
«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele».
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».
C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.
“C’era un uomo che aspettava”. Questo è Simeone: un’icona dell’attesa. È una vita che aspetta. Per le mani di Maria, riceve Gesù in braccio, e quando fa questa esperienza ringrazia finalmente il Signore. Neppure Mosè poté vedere chiaramente Dio; Simeone addirittura lo tiene in braccio.
Se sia giovane o anziano, questa pagina di Luca non ce lo dice. Se il giovane è chi si aspetta ancora qualcosa dalla vita, mantiene vive le attese e tiene a bada la rassegnazione, allora Simeone è giovanissimo, almeno nello spirito.
Ma siamo sicuri che il vero protagonista di questo Vangelo sia Simeone? “Lo Spirito Santo era su di lui… Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato… Mosso dallo Spirito…”. Se tre indizi fanno una prova, l’indiziato è lo Spirito Santo. Zaccaria ed Elisabetta, Maria, Simeone ed Anna, Giovanni Battista, Gesù stesso… tutti parlarono mossi dallo Spirito Santo.
Così Simeone, testimone di un’epoca e di una religiosità passate, cede il passo alla novità. Lo Spirito fa nuove tutte le cose. Lo Spirito “esplode” nella Chiesa, muovendo i santi. Scollegati dallo Spirito, siamo come spenti.
Il canto di Simeone è la preghiera che chiude la liturgia ogni sera, a Compieta. Simeone non desidera nulla di più. Non ha neanche più paura della morte. Goethe diceva “Vedi Napoli e poi muori”. Simeone dice: “Ho visto Gesù, ora lasciami andare in pace, o Signore”.
In un’epoca dove vogliamo tutto subito, quanto siamo disposti ad aspettare per ciò che amiamo? Cosa vorremmo raggiungere, avere, possedere, prima di ritenerci sazi di giorni e, come Simeone, esclamare: “Ora lascia che io vada”?
Oggi con la “candelora” nella festa della Presentazione di Gesù al Tempio, festeggiamo la luce che è venuta nel mondo quaranta giorni fa, a Natale. È la festa della luce, simboleggiata delle fiamme delle candele, ma il festeggiato è Gesù, vera luce che “spegne” il buio. Ma quante lucette brillano… Lucifero, “portatore di luce”, ci attira con specchietti per le allodole. Natale è ormai alle spalle: stiamo custodendo in noi la “luce venuta nel mondo”?
Oggi è la festa della vita religiosa, frati e suore, che come tante sentinelle cerchiamo di fare della nostra vita una quotidiana attesa di Gesù. La Madre di Dio, che ha dato alla luce il nostro sole, Cristo, che illumina chi è nel buio delle tenebre, ci aiuti tutti.
Preghiamo.
O Dio, fonte e principio di ogni luce,
che oggi hai manifestato a Simeone
il Cristo, luce per rivelarti alle genti,
ti supplichiamo di ascoltare le nostre preghiere;
guidaci sulla via del bene,
perché giungiamo alla luce che non ha fine.
Per Cristo, nostro Signore. Amen.
E su tutti voi, amici del Caffè Carmelitano, invoco la benedizione di Dio.
Una buona e santa giornata a tutti!
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