di padre Davide Sollami
– Comunità di Arenzano (GE) –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 3 marzo 2024.
3a domenica di Quaresima.
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 2,13-25)
Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà».
Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo.
Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.
Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa, molti, vedendo i segni che egli compiva, credettero nel suo nome. Ma lui, Gesù, non si fidava di loro, perché conosceva tutti e non aveva bisogno che alcuno desse testimonianza sull’uomo. Egli infatti conosceva quello che c’è nell’uomo.
La cacciata dei mercanti dal tempio di Gerusalemme è un episodio tanto famoso, quanto
controverso. Gesù, uomo buono, compie il gesto che non ti aspetti: rovescia i banchi.
Potrebbe sembrare una sbavatura dell’immagine di Gesù, persona eccezionalmente pacifica, sempre
pronta a porgere l’altra guancia, e potremmo pensare che anche il Signore abbia perso, almeno una
volta nella sua vita, la pazienza. Ma non si tratta di un’eccezione. Gesù era mite e allo stesso tempo
forte.
“Rovesciare” è il verbo della conversione. È quindi il rovesciamento di una mentalità.
Se prima di Cristo il tempio era il luogo dove si offrivano sacrifici per comprare la benevolenza
divina, con Gesù tutto cambia e avviene una vera e propria sostituzione: non più nel tempio fatto di
pietre, ma nel Corpo di Cristo si realizza l’incontro con il divino: il Signore è tempio vivente della
presenza di Dio.
Il Messia “scaccia” chi occupa abusivamente lo spazio di Dio. È dentro di noi che dobbiamo
liberare il tempio da venditori e mercanti per riscoprire nel nostro cuore “una casa di preghiera”.
Con il Cristo la preghiera non è più un momento di baratto, ma relazione gratuita di bene, di ascolto
e di decisione.
Con questo gesto forte, il Figlio di Dio sana la nostra relazione con il Padre.
Non si può far commercio con l’amore: non c’è nessun prezzo, nessuno scambio equo, davanti al
dono di chi si offre per la nostra salvezza. Pregare è fare memoria di questo amore gratuito.
Preghiamo
O Padre, donaci di custodire la tua presenza e lasciare agire lo Spirito Santo nella nostra fragile
umanità. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Dalle Missioni Carmelitane in Centrafrica, su tutti voi, amici del Caffè Carmelitano,
invoco la benedizione di Dio.
Una buona e santa giornata a tutti!
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