Caffè di giovedì 6 giugno 2024

di padre Marco Pesce
– Comunità di Bouar – S. Elia (Rep. Centrafricana) –

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Buongiorno, amici, con il caffè carmelitano di oggi, 6 giugno 2024.

9ª settimana del Tempo Ordinario.

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 12,28b-34)

In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?».
Gesù rispose: «Il primo è: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è altro comandamento più grande di questi».
Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici».
Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio».
E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

Come parlare d’amore senza dire banalità? Cerchiamo qualcosa presso una persona che ha trovato la strada giusta, e non senza sbagli e correzioni di rotta: Santa Teresa di Gesù, madre dei Carmelitani scalzi. Ascoltiamo una pagina dal suo libro Il castello interiore, quinte “dimore”, capitolo tre (5M 3).

«Il Signore non ci domanda che due cose: l’amore di Dio e l’amore del prossimo. Secondo me, il modo più sicuro per sapere se osserviamo questi due precetti, è di vedere qual è la nostra perfezione nell’amore al prossimo. Amiamo Dio? Non possiamo saperlo, sebbene ci siano dei segni importanti per capirlo. Ma per riconoscere se amiamo il prossimo, sì, lo possiamo. Siatene certe, tanto avrete fatto progressi nell’amore del prossimo, tanto ne avrete fatti nell’amore di Dio. Quando vedo delle persone tutte occupate a rendersi conto del proprio modo di pregare, e talmente come infagottate quando fanno orazione, che sembrano non osare né muoversi né distoglierne il pensiero, per paura di perdere quel po’ di gusto e devozione che vi trovano… vedo che non conoscono molto il cammino che porta all’unione [con Dio]. Si immaginano che tutto consiste nel fare così. No, sorelle mie, no. Il Signore vuole opere. Vuole, per esempio, che se voi vedete un’ammalata a cui potete portare sollievo, lasciate lì la vostra devozione per assistere quella persona; e che, se ce ne fosse bisogno, voi digiuniate perché lei possa mangiare. E questo non tanto per amore di lei, ma perché questa è la volontà del vostro Maestro. Ecco la vera unione alla sua volontà. Lui vuole che, se viene lodata una persona in vostra presenza, voi ve ne rallegriate molto più che se lodassero voi. In verità, è facile, se è vero che, quando si è umili, si soffre ad ascoltare i propri elogi. Ancora, è cosa eccellente il rallegrarsi nel vedere brillare le virtù delle sorelle, dispiacersi delle loro colpe come delle proprie, e sforzarsi di coprirle. Chiedete a Nostro Signore che vi doni un perfetto amore del prossimo, e dopo lasciate fare a Lui.»

Preghiamo.
O Dio, che nella tua provvidenza
tutto disponi secondo il tuo disegno di salvezza,
ascolta la nostra umile preghiera:
allontana da noi ogni male e dona ciò che giova al nostro vero bene.
Per Cristo nostro Signore. Amen.

Una buona e santa giornata a tutti voi!

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Incontri, ritiri, iniziative 2023-2024

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