di fra Francesco Palmieri
– Comunità di Bouar – Yolé (Rep. Centraficana) –
***
Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 8 settembre 2024.
23ª settimana del Tempo Ordinario.
Dal Vangelo secondo Marco (Mc 7,31-37)
In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.
Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.
E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».
San Marco redige il suo Vangelo alla luce della predicazione di San Pietro e, siccome i suoi destinatari principali sono i membri della comunità Cristiana di Roma, lo scrive in greco che, insieme al latino, è la lingua più utilizzata all’interno dell’Impero. Nel caso particolare del brano del Vangelo di oggi, in occasione della descrizione della guarigione del sordomuto da parte di Gesù, San Marco stranamente ci tiene a conservare la parola aramaica utilizzata dal Maestro, “Effatà”, spiegandone comunque la traduzione.
Per uno come San Marco che, pur scrivendo in greco, conosce l’ambiente Israelitico di quel tempo, questa parola ha una certa importanza perché nella sua radice ebraica essa richiama alla apertura, alla soglia. È con una parola ebraica simile infatti che nel libro della Genesi viene indicato il luogo – la soglia della tenda – da dove Abramo scorge l’arrivo dei tre viandanti che egli riconosce immediatamente come Dio
La bocca, le orecchie, i nostri sensi possono essere considerati le soglie del nostro corpo, le porte aperte sul mondo che ci circonda. Nella sua opera di guarigione Gesù chiede Innanzitutto l’apertura della soglia del cuore: come Abramo mettiamoci con cuore aperto alla soglia della tenda della nostra vita quotidiana e chiediamo al Signore che ogni giorno ci faccia visita con la sua benedizione.
Preghiamo.
O Padre, che ci hai liberati dal peccato
e ci hai donato la dignità di figli adottivi,
guarda con benevolenza la tua famiglia,
perché a tutti i credenti in Cristo
sia data la vera libertà e l’eredità eterna.
Per Cristo nostro Signore. Amen.
Una buona e santa giornata a tutti!
***
***
Ricevi ogni mattina il testo del Caffè sulla tua email:
***
Visita i nostri siti:
***



Devi effettuare l'accesso per postare un commento.