Caffè di martedì 12 novembre 2024

di padre Michele Goegan
– Comunità di Genova –

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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 12 novembre 2024.

32ª settimana del Tempo Ordinario.
Memoria di San Giosafat, vescovo e martire.

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 17,7-10)

In quel tempo, Gesù disse:
«Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stringiti le vesti ai fianchi e servimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?
Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».

Le prime righe di questo brano andrebbero bene anche per noi, se non arrivasse la conclusione a farci male. Però è la verità.

Riguardo l’inizio, se pensiamo che queste parole ce le dica Dio, ci sbagliamo. Ci piace sentirci dire “figli”, “amici”, come Gesù ha detto, ma servi inutili ci suona come un insulto o una parolaccia, forse perché la sensibilità è cambiata. Ma è tanto salutare sentire queste parole, perché – lo sappiamo – il nostro ego ci dice che invece contiamo, siamo qualcosa e valiamo qualcosa… Invece, sentirci dire: “stai a posto… sei creatura… non innalzarti ma abbassati” ci farebbe solo bene. Pensiamo a quando andiamo a ricevere le ceneri: non è che ci offendiamo perché ci viene detto che siamo polvere e che alla polvere torneremo, è un limite salutare che ci deve spronare a fare meglio finché possiamo.

Si! Dio ci ricorda come mettere ordine nella nostra vita e come rapportarci con lui. Pensiamo sempre che noi siamo al centro e abbiamo sempre tanti diritti da reclamare. Ma è lui al primo posto, e noi siamo al suo servizio, grati di essergli vicini come servi semplici e umili che, avendo ricevuto tutto, si danno da fare per ricambiare senza pensare di fare chissà cosa. Ciò non toglie la spontaneità o la serenità, ma ci fa essere più realisti. La confidenza e la tenerezza non devono venire meno, ma siano unite al timore che ci aiuta a stare al nostro posto.

E se invece queste parole ce le dicessimo noi per primi? Sarebbe meglio per noi e per tutti, così che ognuno rimane al proprio posto e collabora per il bene del padrone, senza quantificare o reclamare sempre dei diritti o delle ricompense, che prima o poi si scontrano con quelli degli altri che “non fanno come e quanto noi”…

A volte pensiamo di essere liberi imprenditori della fede, dove tutto deve essere ricompensato. Invece, da umili servitori nella vigna, non ci ricordiamo che per grazia siamo stati chiamati a lavorare e vivere vicino a Dio.

Preghiamo.
Suscita nella tua Chiesa, o Signore,
lo Spirito che colmò san Giosafat
e lo spinse a dare la vita per il suo gregge,
e per sua intercessione fa’ che anche noi,
fortificati dallo stesso Spirito,
non esitiamo a donare la vita per i fratelli.
Per Cristo nostro Signore. Amen.

Una buona e santa giornata a tutti!

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