di padre Marcello Bartolomei
– Comunità di Baoro (Rep. Centrafricana) –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 4 aprile 2025.
4a settimana di Quaresima.
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 7,1-2.10.25-30)
In quel tempo, Gesù se ne andava per la Galilea; infatti non voleva più percorrere la Giudea, perché i Giudei cercavano di ucciderlo.
Si avvicinava intanto la festa dei Giudei, quella delle Capanne.
Quando i suoi fratelli salirono per la festa, vi salì anche lui: non apertamente, ma quasi di nascosto.
Alcuni abitanti di Gerusalemme dicevano: «Non è costui quello che cercano di uccidere? Ecco, egli parla liberamente, eppure non gli dicono nulla. I capi hanno forse riconosciuto davvero che egli è il Cristo? Ma costui sappiamo di dov’è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia».
Gesù allora, mentre insegnava nel tempio, esclamò: «Certo, voi mi conoscete e sapete di dove sono. Eppure non sono venuto da me stesso, ma chi mi ha mandato è veritiero, e voi non lo conoscete. Io lo conosco, perché vengo da lui ed egli mi ha mandato».
Cercarono allora di arrestarlo, ma nessuno riuscì a mettere le mani su di lui, perché non era ancora giunta la sua ora.
In questo vangelo siamo ormai quasi arrivati al tempo della passione di Gesù. I Giudei cercavano di ucciderlo. Come mai questo rifiuto dei Giudei? I quali accampano scuse per non ascoltare. Succede così: chi non ha il cuore aperto, trova sempre delle scuse per non accettare le proposte che gli vengono fatte, soprattutto se queste proposte chiedono dei cambiamenti, delle conversioni.
È un po’ come quando chi critica il proprio prete. C’è chi dice: “Fa la predica corta…”. C’è chi dice: “Fa la predica lunga…” E invece non si mettono ad ascoltare quello che realmente vuole dire, al di fuori della forma esterna. Così dicono i Giudei: “Noi sappiamo da dove viene quest’uomo che ci sta predicando”. Essi aspettano qualcuno di diverso, che dia chiari segni di essere il messia che si attende, non un predicatore qualsiasi. I Giudei si sono già fatti un’idea precisa di chi deve “essere” il messia. Così capita anche a noi. Si aspetta sempre un altro “migliore”, secondo i nostri criteri e si sprecano le occasioni che il Signore ci offre per convertirci “oggi”, senza aspettare domani. Si tratta, quindi, di una mancanza di apertura alla verità, che Dio ci propone giorno per giorno attraverso “questo ministro”, non attraverso chi sa chi, attraverso “queste” circostanze, non attraverso circostanze che noi già ci prepariamo per aspettarle, e che non arriveranno mai.
Da parte sua, Gesù ha il coraggio di parlare apertamente. Non ha interessi personali da difendere o discorsi da imporre, ma piuttosto da proporre. Egli viene non a nome personale, ma a nome di chi lo ha mandato. Non ha una sua verità personale, ma parla della verità che viene dal Padre.
Gesù si espone al rischio di essere ucciso, ma lo fa perché cerca sino all’ultimo di venire incontro agli uomini. Continua la sua predicazione sino a quando verrà la sua ora. Sino a quando, cioè, rimetterà la sua vita al Padre, dicendo: “Tutto è compiuto … la missione che mi hai affidata io l’ho compiuta.”
Gesù è esempio per ciascuno di noi, a cui è stato affidato un compito da svolgere. Pensiamo ad un papà o ad una mamma: ogni giorno si donano per la propria famiglia, andando al lavoro, accudendo alla casa e ai figli, educandoli giorno per giorno. A costo di ripetere spesso le stesse raccomandazioni, sacrificandosi in silenzio con amore. Sino al giorno in cui anch’essi potranno dire: “Tutto è compiuto”.
Preghiamo
Padre santo, fa’ che accogliamo con gioia i frutti della redenzione
e li manifestiamo nel rinnovamento della vita.
Per Cristo, nostro Signore. Amen.
Una buona e santa giornata a tutti!
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