di padre Andrea Frizzarin
– Comunità di Arenzano (GE) –
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Buongiorno, amici, con il caffè carmelitano di oggi, 6 giugno 2025.
7ª settimana del Tempo di Pasqua.
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 21,15-19)
In quel tempo, quando si fu manifestato ai discepoli ed essi ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli».
Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore».
Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse “Mi vuoi bene?”, e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi».
Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».
Ci stiamo avvicinando alla fine del tempo di Pasqua e la Liturgia ci riporta ad uno degli incontri tra il Risorto e i suoi discepoli, in particolare Pietro, quasi a riprendere la gioia del giorno pasquale e a rinnovare la missione della Chiesa nel mondo, in ogni tempo. Tuttavia in questo dialogo, niente effetti speciali, niente moltiplicazioni o camminate sull’acqua. Solo due uomini, seduti dopo un pasto, che si parlano cuore a cuore. E Gesù, con lo stile dei grandi maestri, chiede non una, non due, ma tre volte: “Mi ami?”.
Certo che tre volte fanno male. Pietro lo sa bene. Lui che ha rinnegato Gesù proprio tre volte, ora si ritrova a dover dichiarare tre volte il suo amore. Ma attenzione: Gesù non è uno che fa i conti con la calcolatrice celeste. Non lo fa per rinfacciare, lo fa per ricostruire. Per ogni “non lo conosco”, un “ti voglio bene”. Una riparazione delicata, ma profondissima.
E il bello è che Gesù non pretende un amore perfetto, da manuale. Non gli chiede: “Mi ami in modo impeccabile, con cuore puro, intenzioni nobili e voto di perfezione?”. No. Pietro risponde con quel che ha: “Ti voglio bene”. Non usa nemmeno il verbo più forte. Ma lo dice con il cuore. E a Gesù basta. Anzi, a partire da quel “ti voglio bene”, affida a Pietro il compito più grande: “Pasci le mie pecore”.
Gesù non cerca supereroi della fede. Cerca cuori sinceri, anche se fragili. E se ti senti un po’ “sdrucito”, fuori moda, stanco, non preoccuparti: Gesù ti guarda e dice comunque: “Seguimi”. Anzi, proprio quando non riesci più a “andare dove vuoi”, proprio lì il tuo amore può brillare di più. L’amore grande si manifesta quando non c’è niente da dimostrare, solo da donare.
Allora oggi, che tu sia in forma smagliante o con il maglione al rovescio e gli occhiali appannati, Gesù ti fa una domanda semplice: “Mi vuoi bene?”. Non serve altro. Se la risposta è sincera, Lui ti affida il mondo.
Preghiamo.
O Dio, che con la glorificazione del tuo Figlio
e con l’effusione dello Spirito Santo
ci hai aperto il passaggio alla vita eterna,
fa’ che, partecipi di così grandi doni,
progrediamo nella fede e nel tuo amore.
Per Cristo nostro Signore. Amen.
Buona giornata, e che sia piena di amore… vero, anche se imperfetto!
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