di padre Federico Trinchero
– Comunità di Arenzano (GE) –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 8 agosto 2025.
18ª settimana del Tempo Ordinario.
Memoria di San Domenico, sacerdote.
“Seguire” è il verbo per eccellenza scelto dai vangeli per indicare non solo l’adesione di fede a Cristo, ma anche la decisione di abbandonare tutto e a tutto disporsi, mettendosi in cammino dietro a lui, vivendo con lui e come lui. Ed è per questa ragione che Gesù, vedendo che troppe persone lo seguivano, inconsapevoli di cosa realmente significasse camminare dietro di lui, si è più volte fermato e ha, con onestà e chiarezza, annunciato le esigenze della sequela. Queste parole di Gesù hanno smosso il cuore di uomini e di donne che, affascinati e conquistati da lui, hanno lasciato tutto, rinnegato se stessi e i propri sogni e progetti, abbracciato la croce e lo hanno seguito. Queste parole, vissute con convinzione e in pienezza, hanno suscitato santi e sante – nei chiostri come nelle missioni, nel celibato come nella vita coniugale – che hanno preso il rischio di perdere la propria vita, di dare tutto, di non tenere nulla per sé. E così hanno non solo salvato sé stessi, ma permesso ad altri di trovare la salvezza. Fu questo il caso di San Domenico, che oggi ricordiamo. Innamorato di Cristo, lasciò tutto e, ad imitazione degli apostoli, si dedicò alla predicazione del Vangelo perché gli uomini e le donne del suo tempo potessero uscire dalle tenebre dell’errore e accogliere la luce della verità di Cristo.
Queste parole sono attuali ancora oggi. Sono l’antidoto migliore contro chi vorrebbe provare ogni esperienza e non scegliere mai, trattenere tutto e non rinunciare a nulla, avere una vita in cui si guadagna tutto e non si perde mai nulla, senza misurarsi mai con la croce o il dolore. Queste parole sono un colpo mortale all’idolatria di sé stessi, alla vita concepita come realizzazione e non come dono.
Solo chi ha il coraggio di rinunciare, di morire a sé stesso e di radicarsi in una scelta di vita, e di assumerne tutte le conseguenze, può, in definitiva, portare frutto e generare vita. Pier Giorgio Frassati amava ricordare che “bisogna vivere e non vivacchiare”. Chi sceglie e rinuncia a qualcosa vive, chi non sceglie e trattiene tutto, vivacchia.
Una tale rinuncia, un tale rinnegamento, una scelta così esigente e totalizzante è possibile ed è soprannaturalmente sostenibile solo se fatta, come dice il Vangelo, per causa sua, cioè se si è conquistati dal Signore e da lui solo, a cui ci si dona tutto e per sempre.
Preghiamo.
Mostra la tua continua benevolenza, o Padre,
e assisti il tuo popolo,
che ti riconosce creatore e guida;
rinnova l’opera della tua creazione
e custodisci ciò che hai rinnovato.
Per Cristo nostro Signore. Amen.
Buona giornata a tutti!
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Incontri, ritiri, iniziative 2024-2025

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