di padre Stefano Molon
– Comunità di Baoro (Rep. Centrafricana) –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 10 settembre 2025.
23ª settimana del Tempo Ordinario.
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 6, 20-26)
In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva: «Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio. Beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati.
Beati voi, che ora piangete, perché riderete. Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti. Ma guai a voi, ricchi, perché avete già ricevuto la vostra consolazione. Guai a voi, che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi, che ora ridete, perché sarete nel dolore e piangerete. Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti».
Gesù oggi ci sorprende. Guardando i suoi discepoli negli occhi, dice: “Beati voi poveri, beati voi che ora avete fame, beati voi che piangete…” e subito dopo aggiunge: “Guai a voi ricchi, a voi che ora siete sazi, a voi che ora ridete…”
Non è un discorso per consolare i poveri promettendo un domani migliore, né per condannare chi ha beni. Gesù sta parlando del cuore. La povertà di cui parla non è mancanza di denaro: è libertà interiore, è fidarsi di Dio e non appoggiarsi soltanto sulle sicurezze umane. E il “guai” non è una maledizione, ma un avvertimento: se il cuore è pieno di sé e delle proprie ricchezze, non c’è spazio per Dio.
Questo Vangelo ci pone una domanda diretta: Dove cerchiamo la nostra felicità?
Se la cerchiamo nelle cose che passano, resteremo vuoti quando queste finiranno. Ma se la cerchiamo in Dio, allora anche nella povertà, nella fame e nel pianto troveremo una gioia che nessuno potrà toglierci.
La vera beatitudine è vivere con il cuore aperto a Dio e agli altri. Non significa amare la sofferenza, ma scoprire che nelle mani del Signore ogni sofferenza può diventare fonte di vita e di amore.
Chiediamo oggi al Signore di darci occhi poveri, capaci di vedere la sua presenza in ogni situazione, e un cuore libero, capace di gioire anche quando il mondo direbbe che non c’è nulla da festeggiare.
Preghiamo
O Padre, che ci hai liberati dal peccato
e ci hai donato la dignità di figli adottivi,
guarda con benevolenza la tua famiglia,
perché a tutti i credenti in Cristo
sia data la vera libertà e l’eredità eterna.
Per Cristo nostro Signore. Amen
A tutti voi auguro di potere vivere oggi queste beatitudini!
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