di padre Stefano Molon
– Comunità di Baoro (Rep. Centrafricana) –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 10 novembre 2025.
32ª settimana del Tempo Ordinario.
Memoria di San Leone magno, papa e dottore della Chiesa.
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 17,1-6)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«È inevitabile che vengano scandali, ma guai a colui a causa del quale vengono. È meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli. State attenti a voi stessi!
Se il tuo fratello commetterà una colpa, rimproveralo; ma se si pentirà, perdonagli. E se commetterà una colpa sette volte al giorno contro di te e sette volte ritornerà a te dicendo: “Sono pentito”, tu gli perdonerai».
Gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe».
Gesù oggi ci pone davanti due cose fondamentali: lo scandalo e il perdono. Non sono temi teorici: toccano la vita concreta, là dove facciamo fatica, dove le relazioni si complicano, dove il cuore si indurisce e la pace si spezza.
Gesù è chiaro: lo scandalo è una realtà. “È inevitabile che avvengano scandali.” Viviamo in un mondo ferito; a volte anche noi feriamo gli altri. Ma Gesù è severo: “Guai a chi li provoca.” Perché lo scandalo rompe la fiducia, spegne la speranza, ferisce i più piccoli, i più fragili, quelli che guardano a noi per trovare un riflesso della bontà di Dio.
Gesù non ci chiede di essere perfetti, ma di essere responsabili. Di custodire la vita degli altri. Di vegliare sulle nostre parole, sulle nostre scelte, sul modo in cui trattiamo chi ci è affidato. Ogni gesto ha un peso. Ogni sguardo può rialzare o abbattere.
Poi Gesù passa al perdono. E qui la sua parola è esigente, radicale, quasi impossibile: “Se tuo fratello si pente, perdonagli… anche sette volte al giorno.” Il perdono non è debolezza, non è far finta di niente. Il perdono è libertà. Il perdono è togliere la catena che mi lega al male ricevuto. Il perdono è dire: io non permetterò al male di avere l’ultima parola dentro di me.
Con gli apostoli preghiamo oggi Gesù con umiltà e realismo: “Aumenta la nostra fede.” La fede è come un seme che continua a lavorare anche quando non lo sentiamo. Non è necessario averne tanta: ma dobbiamo lasciarla agire e permettere così a Cristo di entrare proprio là dove non riuscivamo da soli.
Preghiamo.
O Dio, che mai permetti alle potenze del male
di prevalere contro la tua Chiesa,
fondata sulla roccia dell’apostolo Pietro,
per intercessione del papa san Leone [Magno]
fa’ che essa rimanga salda nella tua verità
e proceda sicura nella pace.
Per Cristo nostro Signore.Amen.
A tutti voi auguro di vivere uniti tra noi e alla presenza di Dio.
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