di padre Roberto Fornara
– Comunità di Arenzano –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 31 dicembre 2025.
Ottava di Natale.
Dal vangelo secondo Giovanni (Gv 1, 1-18)
In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità. Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.
Quando diciamo “Parola di Dio” non intendiamo la comunicazione di idee o concetti, ma l’Amore trinitario, che vuole entrare in una relazione di comunione. Alcune parole risuonate nel prologo di Giovanni – vita, luce, gloria, grazia, verità, figli di Dio… – indicano esperienze sublimi, mistiche, ma reali e possibili nella quotidianità… L’incarnazione è un mistero grande, ma tangibile: «quello che era da principio… l’abbiamo udito… veduto, contemplato e toccato... Vi invito oggi a contemplare con questo realismo tre versetti di questo meraviglioso testo, che prima della riforma liturgica si leggeva ogni giorno, alla fine della Santa Messa.
Al v. 11: «Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto». Non leggiamolo come un giudizio contro Israele, il popolo che non riconosce il Messia. E neppure come la condanna di Giuda, l’amico che tradisce! È una Parola che mi interpella, mi ferisce e mi provoca: cosa rimane in me di ‘tenebre’, di ‘mondo’, di ‘rifiuto’ o semplicemente di indifferenza, che mi impedisce di accogliere Gesù?
Al v. 14: «E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi e noi abbiamo contemplato la sua gloria». Come bambini, impariamo a stupirci: Dio viene ad abitare la nostra umanità, ma la sua gloria, la sua visibilità che noi possiamo contemplare, toccare con mano, non è di un’evidenza solare. È piuttosto velata dall’estrema povertà dei segni: una mangiatoia, un minuscolo villaggio, un neonato… La Parola di Dio è un bimbo che ancora non sa parlare; chiede solo accoglienza e tenerezza, come farà da adulto con chi incontra il suo sguardo: «Gesù alzò lo sguardo e disse: “Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua…”» (cfr. Lc 19,5.8). Nel presepio non limitiamoci a guardare Gesù Bambino. Scopriamoci guardati da lui!
Infine, il v. 18: «Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato». Un Dio infinitamente grande si fa infinitamente piccolo ed entra nel grembo di una madre. Qui il Verbo di Dio si nasconde e si rivela, come accadrà anche sulla croce, nel sepolcro vuoto, sull’altare, nel tabernacolo, nel vangelo, nello sguardo di un mendicante… È la ricchezza dell’Amore che si svuota, si abbassa, rivestendosi di povertà. È il realizzarsi nella storia del Nome rivelato a Mosè (cfr. Es 3,14): Colui che è, o meglio ancora: “Colui che c’è, è presente, c’è stato e ci sarà sempre, per te, con te… se vuoi”. I comandamenti ci chiedono di non pronunciare invano il Nome del Signore (cfr. Es 20,7), ma è un Nome che non si può dire anche in un altro senso: non ci sono parole sufficienti o adatte ad esprimerne la grandezza e la gratuità (cfr. Ef 2,4).
«Nato a Betlemme per amore… il Cuore di Cristo rimane lo stesso… quando camminava per le strade di Galilea guarendo, accarezzando, perdonando… quando ci ha amati fino alla fine aprendo le braccia sulla croce… risorto e glorioso in mezzo a noi» (Dilexit nos, 51). A Betlemme Gesù nasce dal grembo di Maria (cfr. Gal 4,4), ma eternamente il Verbo è generato nel grembo di Dio Padre. Solo Lui, Parola unica e definitiva del Padre, ci può rivelare il Cuore di Dio, le sue “viscere di misericordia”. Illuminiamo anche noi quest’ultimo giorno dell’anno, cantando il nostro Te Deum. Grazie, Gesù, Dio-con-noi! Insegnaci a trasformare il tempo che ci doni in un nuovo pellegrinaggio di speranza, un sacrificio di ringraziamento e di lode, un’Eucaristia vivente che risponda all’Amore con l’amore.
Concludiamo con un augurio, una benedizione per il nuovo anno (benedizione sacerdotale di Aronne, dal libro dei Numeri): “Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace” (Nm 22,4-6).
Preghiamo.
Dio onnipotente ed eterno,
che nella nascita del tuo Figlio
hai stabilito l’inizio e la pienezza della vera fede,
accogli anche noi come membra del Cristo,
che compendia in sé la salvezza del mondo.
Egli vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata a tutti!
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