di padre Federico Trinchero
– Comunità di Arenzano (GE) –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 18 aprile 2026.
2a settimana del Tempo di Pasqua.
Beata Maria dell’Incarnazione (Avrillot-Acarie), carmelitana.
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 6,16-21)
Venuta la sera, i discepoli di Gesù scesero al mare, salirono in barca e si avviarono verso l’altra riva del mare in direzione di Cafàrnao. Era ormai buio e Gesù non li aveva ancora raggiunti; il mare era agitato, perché soffiava un forte vento. Dopo aver remato per circa tre o quattro miglia, videro Gesù che camminava sul mare e si avvicinava alla barca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Sono io, non abbiate paura!». Allora vollero prenderlo sulla barca, e subito la barca toccò la riva alla quale erano diretti.
Dopo il miracolo della moltiplicazione dei pani e il tentativo fallito di un’incoronazione regale a furore di popolo, i discepoli di Gesù si ritrovano sulla barca da soli, al buio e con il mare agitato a causa del vento. Nonostante l’impegno nel remare, la barca quasi non avanza e sembra impossibile raggiungere l’altra riva, là dove si trova la piccola città di Cafarnao.
Gesù, allora, si avvicina, camminando sulle acque. E questo suscita ovviamente la paura dei discepoli che faticano a riconoscerlo. Ma Gesù rassicura i discepoli: è proprio lui, non un altro; e non c’è motivo di avere paura. Dire “Sono io”, significa pronunciare il nome stesso di Dio, che si fa presente e vicino in Gesù. I discepoli, immediatamente rassicurati, non tardano ad accogliere il Maestro sulla barca e subito raggiungono il luogo verso cui erano diretti.
Diversamente dalle altre versioni dello stesso episodio evangelico, riportate da Marco e Matteo, nel racconto di Giovanni che abbiamo ascoltato non viene detto che, con l’arrivo di Gesù, il vento cessa e il mare si calma. Non è un dettaglio senza importanza.
La barca della Chiesa, come anche la barca della vita di ognuno di noi, attraversano spesso mari agitati, notti insonni e faticose, nelle quali sembra impossibile non solo raggiungere un porto tranquillo a cui attraccare la barca, ma pare più probabile affondare con tutto ciò che ci appartiene, affogando nell’abisso della disperazione. Gesù si avvicina, discretamente, anche se forse non lo abbiamo neppure invocato in soccorso. La sua presenza può inizialmente spaventarci, quasi infastidirci. Perché, su quello stesso mare, nel quale noi stiamo affondando, lui invece riesce a camminare?
Quando Gesù viene fatto salire sulla barca, il mare resta ugualmente agitato, ma si raggiunge la riva. Gesù non risolve tutti i nostri problemi, non trasforma il mare in un piano solido su cui camminare senza rischio di affondare, ma resta al nostro fianco. Non ci abbandona, è presente e ci aiuta ad attraversare il mare e a raggiungere la meta verso cui eravamo diretti. Attraversare, senza di lui e il suo aiuto, una situazione difficile, faticosa, inattesa e che ci coglie impreparati è un rischio troppo alto. Attraversarla invece con lui sulla barca, sarà comunque faticoso, ma si eviterà di affondare perché, nonostante i colpi di vento e le profondità del mare, si avrà una mano da stringere, qualcuno a cui aggrapparsi, un timoniere affidabile, un compagno di viaggio insostituibile.
Preghiamo.
O Dio, che nei misteri pasquali
hai aperto ai tuoi fedeli la porta della misericordia,
volgi il tuo sguardo su di noi e abbi pietà,
perché, seguendo la via della tua volontà,
per tua grazia non ci allontaniamo mai dal sentiero della vita.
Per Cristo nostro Signore. Amen.
Buona giornata a tutti!
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