di fra Giancarlo Cencio
– Comunità di Savona –
***
Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 20 aprile 2026.
3a settimana del Tempo di Pasqua.
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 6,22-29)
Il giorno dopo, la folla, rimasta dall’altra parte del mare, vide che c’era soltanto una
barca e che Gesù non era salito con i suoi discepoli sulla barca, ma i suoi discepoli
erano partiti da soli. Altre barche erano giunte da Tiberìade, vicino al luogo dove
avevano mangiato il pane, dopo che il Signore aveva reso grazie.
Quando dunque la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli,
salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono
di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?».
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete
visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da
fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il
Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo».
Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù
rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».
C’era un tempo in cui pensavo che bastasse riempire le mie giornate per sentirmi
pieno. Impegni, progetti, desideri da inseguire. Correvo da una cosa all’altra, come
chi ha sempre fame e cerca qualcosa da mangiare, senza chiedersi se quel cibo
nutra davvero.
Poi le parole di Gesù hanno iniziato a risuonare dentro di me: «Datevi da fare non
per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna». Mi sono
accorto che molto di ciò che cercavo aveva una scadenza. Entusiasmi brevi,
soddisfazioni veloci, gioie che svanivano quasi subito. Come pane che si indurisce
in fretta.
Eppure Lui parlava di un altro pane. Un pane che non si consuma, che non perde
sapore, che non si corrompe. Un pane capace di sostenere il cuore nei giorni
luminosi e in quelli faticosi. Ma c’era qualcosa di sorprendente: non potevo
procurarmelo da solo. Non bastava il mio impegno, non bastavano i miei sforzi.
Quel pane poteva solo essere ricevuto.
Ho compreso allora che Dio non si limita a distribuire doni dall’alto, come un
padrone generoso. No, Dio dona se stesso. Si fa vicino, si fa nutrimento, si fa
presenza. E l’unica vera “opera” che mi viene chiesta è credere: fidarmi di Lui,
accogliere Colui che è stato mandato per me.
La fede è come aprire le mani invece di stringerle. È smettere di affannarsi per ciò
che passa e lasciare spazio a ciò che rimane. È riconoscere in Gesù il pane della
vita, l’unico capace di saziare quella fame silenziosa che mi porto dentro. E così,
giorno dopo giorno, ripenso a questa tua parola e scelgo di bussare. Non però alla
porta delle cose che passano, ma alla tua porta Signore, certo che dietro di essa c’è
un Pane che non finisce e un Amore che non delude.
Preghiamo.
Dio onnipotente, che nella risurrezione di Cristo
ci fai nuove creature per la vita eterna,
accresci in noi i frutti del della tua Pasqua
e infondi nei nostri cuori la forza che viene dal tuo spirito di salvezza.
Per Cristo nostro Signore. Amen.
Una buona, bella e santa giornata a tutti!
***
***
Ricevi ogni mattina il testo del Caffè sulla tua email:
***
Visita i nostri siti:
***




Devi effettuare l'accesso per postare un commento.