Caffè di domenica 24 maggio 2026

di padre Federico Trinchero
– Comunità di Arenzano (GE) –

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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 24 maggio 2026.

Solennità di Pentecoste. Termina il Tempo di Pasqua.

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 20,19-23)
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

Anche se Pentecoste significa ‘cinquantesimo giorno’, in realtà, il Vangelo ci riporta indietro, alla sera del primo giorno, quello della risurrezione di Gesù. I discepoli, già impauriti per gli avvenimenti della passione del loro maestro, lo erano ancora di più dopo la notizia della sua risurrezione. Correva la voce che fosse vivo ma, in realtà, non lo avevano ancora visto. Gesù non si fa attendere e, in quella sera della prima domenica della storia, si rende presente in mezzo a quel piccolo gruppo di discepoli intimoriti. E il dono della sua pace scaccia la paura e riaccende la gioia. Su quei discepoli, Gesù, compiendo un gesto che ricorda quello di Dio al momento della creazione di Adamo, soffia lo Spirito, lo Spirito Santo, la sua stessa vita. E con il dono dello Spirito nasce la Chiesa.

La Chiesa non è semplicemente un’associazione di simpatizzanti di Gesù, uniti nel mantenere viva la sua memoria. La Chiesa è qualcosa di molto più importante. La Chiesa è lo strumento, scelto da Dio stesso, per continuare l’opera di Gesù, per fare in modo che quanto Gesù aveva detto e aveva fatto possa raggiungere me, qui, ora. E che l’opera della salvezza, compiuta attraverso la morte e la risurrezione di Gesù, sia efficace per me, qui, ora. La missione della Chiesa, obbediente al comando di Gesù che, mandato dal Padre ora manda noi, è quindi quella di portare a tutti il perdono di Dio.

Gesù, diversamente da altri testi del vangelo nei quali ci invita fortemente a perdonare, a perdonare sempre, a perdonare anche chi non meriterebbe il nostro perdono, qui chiede di perdonare, ma ammette anche la possibilità di non perdonare. Gesù affida alla Chiesa il ministero, cioè il servizio del perdono, l’amministrazione dell’immenso tesoro della sua misericordia. Quella pace che lui ci ha ottenuto, quella riconciliazione che lui ci ha regalato versando il suo sangue e morendo per noi, ora è affidata alla Chiesa perché raggiunga e salvi ogni uomo.

Forse può sembrarci strano, addirittura urtarci che la Chiesa possa non perdonare. Si tratta, infatti, di una responsabilità enorme. Ma è per farci capire che il perdono è una cosa seria e che può essere accolto soltanto nella verità. Il perdono di Dio non è lasciato alla discrezione della bontà del sacerdote. Non è la Chiesa che rifiuta di donarlo, ma piuttosto l’uomo che rifiuta di riceverlo. Il dono dello Spirito – e quindi della salvezza attraverso il perdono dei peccati – è per tutti. Ma non tutti desiderano o si dispongono a riceverlo. Dio vorrebbe darlo a tutti con abbondanza. E anche la Chiesa.

Preghiamo.
O Dio, che nel mistero della Pentecoste
santifichi la tua Chiesa in ogni popolo e nazione,
diffondi sino ai confini della terra i doni dello Spirito Santo,
e rinnova anche oggi nel cuore dei credenti
i prodigi che nella tua bontà hai operato
agli inizi della predicazione del Vangelo.
Per Cristo nostro Signore. Amen.

Buona Pentecoste a tutti!

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