di padre Maurice Maikane
– Comunità di Savona –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 22 giugno 2026.
12ª settimana del Tempo Ordinario.
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 7,1-5)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non giudicate, per non essere giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi.
Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? O come dirai al tuo fratello: “Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio”, mentre nel tuo occhio c’è la trave? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».
Carissimi amici, solo Dio può decidere del destino di ogni uomo nella sua misericordia. Questo brano del vangelo appena ascoltato ci fa ricordare la storiella del lupo e della pecora che bevono al ruscello. Il lupo beve a monte, la pecora a valle. Eppure il lupo accusa la pecora di rendere la sua acqua imbevibile sporcandola. A causa di questo fatto, il lupo prende l’occasione per potere mangiarsi la pecora non per colpa sua, ma per colpa della pecora stessa.
Diciamo che, per natura l’uomo è portato a giudicare i difetti degli altri che a correggere i suoi. Il credente di cui parla il vangelo d’oggi è responsabile dei propri atti e di quelli degli altri. Dobbiamo mettere in evidenza che l’uomo non è il suo errore. Non possiamo identificare il peccato con il peccatore. Anzi, dobbiamo dare sempre possibilità al peccatore di riscattarsi dal peccato. Questo significa non giudicare. A volte, c’è questo rischio che noi cristiani, con la nostra psicologia di maestro, o di dottori della legge spegniamo ciò che lo Spirito Santo accende nel cuore di uno che ha peccato. Per cui, converti il nostro cuore alla misericordia, Signore, per dare ai nostri fratelli una testimonianza della tua tenerezza divina.
Molti tentativi di cambiamento nel corso della nostra vita sono falliti semplicemente perché abbiamo cercato di cambiare il mondo intorno a noi non comprendendo che il più grosso contributo che potevamo dare al cambiamento eravamo innanzitutto noi stessi. La vera conversione deve partire da noi stessi. Scopriamo più volta la colpa del prossimo. Quest’ultimo è il problema perché lui è in errore. La negazione del fatto che il problema è l’altro non fa che confermare il fatto che noi non vogliamo convertirci, non vogliamo cambiare.
Chiediamo al Signore di convertirci, di trasformarci, di darci quello spirito di carità e di umiltà che è condizione del proprio e dell’altrui progresso.
Preghiamo.
Donaci, o Signore,
di vivere sempre nel timore e nell’amore per il tuo santo nome,
poiché tu non privi mai della tua guida
coloro che hai stabilito sulla roccia del tuo amore.
Per Cristo nostro Signore. Amen.
Buona e felice giornata a tutti voi, cari amici!
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