di fra Mattia Grillo
– Comunità di Genova –
***
Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 30 agosto 2026.
22ª settimana del Tempo Ordinario.
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 16,21-27)
In quel tempo, Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno.
Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».
Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.
Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?
Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni».
Con l’annuncio della sua passione, morte e risurrezione, Gesù fa addentrare i suoi discepoli nel mistero della croce, presentato come la più chiara manifestazione della volontà di Dio. Tutto ciò incontra fin da subito la ferma opposizione dell’apostolo Pietro, che non pensa ancora secondo Dio ma secondo gli uomini.
Gesù comunque indica ai discepoli la condizione necessaria per seguirlo: rinnegare se stessi e prendere la propria croce. Anche in un altro passo afferma con autorità: “Chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me”. Ci viene però comunicata una lieta notizia: perdere la propria vita per Gesù significa in realtà trovarla. “Amarti, Gesù, che perdita feconda!”, possiamo esclamare assieme a S. Teresa di G. B.
Gesù ha dato la vita per noi e noi dobbiamo dare la vita per Lui. Nulla del resto è più prezioso della vita dell’uomo, conquistata a caro prezzo, cioè con il sangue benedetto di Gesù.
Nessun vantaggio quindi conquistare il mondo intero se poi si perde la propria vita. Santa Teresa di Gesù sosteneva che chi ama il Signore, il meno che gli può offrire è la vita. Se Dio infatti ha tanto amato il mondo da sacrificare per noi suo Figlio, allo stesso modo anche noi siamo chiamati a sacrificare la nostra vita per Lui. La croce che portiamo altro non è che la nostra esistenza consegnata con amore a Gesù giorno dopo giorno.
Alla fine del brano ci viene anche detto che tutto ciò non avverrà senza ricompensa: “Perché il Figlio dell’uomo verrà nella gloria del Padre suo”. La ricompensa del nostro soffrire e della croce portata con pazienza è lo stesso Cristo Risorto, nostra Vita eterna, nostro unico tesoro e Amore. Perché, come afferma l’evangelista Giovanni: “Chi ha il Figlio ha la vita, chi non ha il Figlio di Dio non ha la vita”.
Non esitiamo dunque a perdere la nostra vita per Gesù, per trovarla e ricevere in eredità il regno dei cieli, che è il nostro stesso Signore amato.
Preghiamo.
Dio onnipotente,
unica fonte di ogni dono perfetto,
infondi nei nostri cuori l’amore per il tuo nome,
accresci la nostra dedizione a te,
fa’ maturare ogni germe di bene
e custodiscilo con vigile cura.
Per Cristo nostro Signore. Amen.
Buona giornata a tutti!
***
***
Ricevi ogni mattina il testo del Caffè sulla tua email:
***
Visita i nostri siti:
***



Devi effettuare l'accesso per postare un commento.