di padre Andrea Frizzarin
– Comunità di Arenzano (GE) –
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Buongiorno, amici, con il caffè carmelitano di oggi, 7 settembre 2026.
23a settimana del Tempo Ordinario.
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 6,6-11)
Un sabato Gesù entrò nella sinagoga e si mise a insegnare. C’era là un uomo che aveva la mano destra paralizzata. Gli scribi e i farisei lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato, per trovare di che accusarlo.
Ma Gesù conosceva i loro pensieri e disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati e mettiti qui in mezzo!». Si alzò e si mise in mezzo.
Poi Gesù disse loro: «Domando a voi: in giorno di sabato, è lecito fare del bene o fare del male, salvare una vita o sopprimerla?». E guardandoli tutti intorno, disse all’uomo: «Tendi la tua mano!». Egli lo fece e la sua mano fu guarita.
Ma essi, fuori di sé dalla collera, si misero a discutere tra loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù.
C’è un uomo con una mano paralizzata. E ci sono degli esperti della Legge che, anziché preoccuparsi di lui, stanno a guardare Gesù per vedere se farà qualcosa di vietato. L’uomo è lì. La sua mano non funziona. Ma, curiosamente, come in altre occasioni descritte nei Vangeli, il problema per loro non è la mano dell’uomo: è il sabato. E Gesù vuole cambiare completamente prospettiva. Gli dice: «Alzati e mettiti qui in mezzo!». In mezzo. Al centro. Un gesto semplice che dice tutto. Per Gesù, prima delle discussioni, prima delle regole, prima delle nostre categorie e delle nostre idee, c’è la persona. C’è un uomo concreto, con la sua fatica, la sua ferita, la sua vita. È l’umanità tutta che viene messa al centro dell’attenzione di Gesù.
E poi la sua domanda che mette tutti davanti alla questione essenziale, penso anche molto attuale nel panorama odierno: «È lecito fare del bene o fare del male, salvare una vita o sopprimerla?». Davvero abbiamo bisogno di pensarci tanto? Non bypassiamola troppo facilmente. Lasciamola scendere in noi. Soprattutto per quello che riguarda il tema della vita. Gesù non è contro la Legge. È contro una religione che, mentre difende le regole, rischia di non vedere più l’uomo per cui quelle regole dovrebbero esistere.
Detto questo, Gesù mostra la sua potenza divina e invita: «Tendi la tua mano!». La mano paralizzata che non poteva fare viene restituita alla sua funzione. La mano è fatta certamente per prendere, ma anche per dare, accogliere, aiutare, accarezzare, amare. Ci vengono in mente Adamo e Eva che prendono il frutto della conoscenza del bene e del male, ma anche tantissimi altri esempi di mani aperte che donano.
Gesù non guarisce soltanto una mano. Restituisce a quell’uomo la possibilità di fare e di donare. E forse è proprio questo che fa Gesù nella nostra vita: ci restituisce le mani per fare il bene, per servire, per costruire, capaci finalmente di aprirsi.
I farisei, invece, escono dalla sinagoga «fuori di sé dalla collera». L’uomo ha una mano nuova. Loro, evidentemente, dentro hanno ancora qualcosa di molto rigido.
Preghiamo.
O Padre, che ci hai liberati dal peccato
e ci hai donato la dignità di figli adottivi,
guarda con benevolenza la tua famiglia,
perché a tutti i credenti in Cristo
sia data la vera libertà e l’eredità eterna.
Per Cristo Nostro Signore. Amen.
Buona giornata a tutti!
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