di padre Marco Chiesa
– Comunità di Roma – Casa generalizia –
***
Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 21 settembre 2026.
Festa di San Matteo, apostolo ed evangelista.
Dal vangelo secondo Matteo (Mt 9,9-13)
In quel tempo, mentre andava via, Gesù vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?».
Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori».
L’apostolo Matteo, che festeggiamo quest’oggi, scrivendo il vangelo, ha la possibilità di descrivere la propria vocazione e decide di farlo in modo essenziale, ma senza nascondere nulla.
Sì, è un pubblicano, un esattore delle tasse, considerato dal suo popolo un traditore, collaborazionista dei Romani occupanti… una persona abbandonata e odiata persino dai suoi cari, costretta probabilmente a girare con la scorta e ad avere relazioni solo con altri pubblicati e peccatori. Ebbene, Matteo non cela il suo passato, ma, al tempo stesso ci regala in pochi tratti la bellezza del Signore che entra nella sua vita improvvisamente e inaspettatamente: quell’uomo speciale che non ha avuto paura di avvicinarsi al suo banco delle imposte, di trattarlo come una persona e di fargli quella proposta che lo ha conquistato completamente: “Seguimi”.
Tutto è accaduto velocemente: “egli si alzò e lo seguì”… e di lì tutto ha avuto un nuovo inizio.
Se Dio ci ha creati per amore e per comunicarsi a noi, allora, potremmo dire che, in qualche modo, quel giorno e in quella piazza è avvenuta come una nuova creazione: Matteo è rinato. L’amore misericordioso di Dio ha toccato e guarito le ferite della sua storia e dei suoi peccati; Gesù si è seduto addirittura con lui alla mensa dei pubblicani e dei peccatori, senza giudicare e ricordando a chi giudicava: “io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori”.
Per questo Gesù non ha paura di prenderlo come apostolo – suo stretto collaboratore – e di considerarlo alla pari degli altri. Da quell’incontro misericordioso nasce un “nuovo” Matteo che imparerà attento dal Maestro e lo testimonierà coraggiosamente a tutto il mondo con la parola, i gesti e il testo del Vangelo.
Preghiamo.
O Dio, che con ineffabile misericordia
hai scelto san Matteo e da pubblicano lo hai costituito apostolo,
sostienici con il suo esempio e la sua intercessione
perché, seguendo te, possiamo aderire fermamente alla tua parola.
Per Cristo nostro Signore. Amen.
Una buona e santa giornata a tutti!
***
***
Ricevi ogni mattina il testo del Caffè sulla tua email:
***
Visita i nostri siti:
***



Devi effettuare l'accesso per postare un commento.