di fra Mattia Grillo
– Comunità di Genova –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 30 settembre 2026.
26ª settimana del Tempo Ordinario.
Memoria di san Girolamo, sacerdote e dottore della Chiesa.
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 9,57-62)
In quel tempo, mentre camminavano per la strada, un tale disse a Gesù: «Ti seguirò
dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i
loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».
A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a
seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece
va’ e annuncia il regno di Dio».
Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa
mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è
adatto per il regno di Dio».
Sono tre le condizioni necessarie che Gesù espone a coloro che vogliono seguirlo. Primo:
la sequela non è affatto semplice e non conosce dimora fissa. Il Figlio dell’uomo non ha
dove posare il capo e in ciò è più povero degli animali stessi. Secondo: la sequela precede
e supera anche l’amore per i parenti; motivo per cui non si può anteporre nulla all’amore
del Signore, che desidera essere amato sopra ogni cosa. Terzo: la sequela prevede
costanza e perseveranza. Una volta preso il giogo di Cristo non si può tornare indietro.
Gesù ci lega totalmente a sé: voltarsi indietro non ci rende adatti per il regno dei cieli, ma
anzi rischia di trasformarci in statue di sale, come è accaduto alla moglie di Lot voltatasi a
guardare la distruzione di Sodoma.
Gesù impone dunque condizioni molto dure riguardo alla possibilità di seguirlo.
Ciononostante mi piace pensare che, se il Figlio dell’uomo non ha dimora in cui riposare,
quantomeno il povero discepolo può abbandonarsi con fiducia al cuore del suo Signore e
adottare la posa che ha assunto il discepolo amato nell’ultima cena: poggiare il capo sul
petto di Gesù per carpirne i segreti del cuore. Il cuore di Gesù diventa così il vero luogo di
riposo del discepolo, luogo in cui trovare ristoro, forza, amore e misericordia, luogo in cui
poter alleviare il duro cammino e rendere più dolce una sequela che potrebbe risultare
faticosa.
Allo stesso modo, con la sua fedeltà e il suo piccolo sacrificio d’amore, il discepolo può
offrire a Gesù nel proprio cuore un piccolo pertugio in cui fargli trovare riposo. Gesù non
ha dove posare il capo, la croce ne è un chiaro esempio. Ebbene, ci è data sempre la
possibilità di offrire i nostri cuori a Dio affinché Egli possa finalmente trovare riposo ed
essere consolato delle tante sofferenze che ogni giorno volenti o nolenti gli infliggiamo.
Come sarebbe bello offrire a Gesù un cuore puro e umile, disposto a non offenderlo in
nulla e ad accoglierlo con gioia. È quanto afferma S. Teresa di Gesù Bambino in una
poesia: “Neanche una pietra, nulla avevi, né un riparo, come gli uccelli! Gesù, a me vieni,
poggia la testa! Vieni, ad accoglierti l’anima ho pronta. Mio amato Salvatore, nel mio cuor
riposa: esso è tuo!”.
Preghiamo.
O Dio, che hai dato al santo presbitero Girolamo
un amore soave e vivo per la Sacra Scrittura,
fa’ che il tuo popolo si nutra sempre più largamente
della tua parola e trovi in essa la fonte della vita.
Per Cristo nostro Signore. Amen.
Buona giornata a tutti!
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