Caffè di domenica 11 ottobre 2026

di padre Stefano Molon
– Comunità di Bouar Sant’Elia (Rep. Centrafricana) –

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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 11 ottobre 2026.

28ª settimana del Tempo Ordinario.

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 22,1-14)

In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse:
«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire.
Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: Dite agli invitati: “Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.
Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali.
Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”.
Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

Nel Vangelo di oggi Gesù ci parla di un banchetto preparato da Dio. Tutto è pronto, l’invito è fatto, la porta è aperta. Eppure molti non vengono.

Non rifiutano necessariamente Dio con parole dure. Semplicemente hanno altro da fare: il campo, gli affari, le proprie occupazioni. Ed è forse proprio questo il pericolo più grande anche per noi: non dire “no” a Dio, ma non avere più tempo per Lui.

Possiamo essere cristiani, andare a Messa, pregare qualche volta, e tuttavia vivere come se Dio fosse sempre dopo: dopo il lavoro, dopo i problemi, dopo i nostri programmi, dopo tutto il resto.

Ma l’invito di Dio non riguarda soltanto la preghiera o la Messa. È un invito ad amare qualcuno, a perdonare, a rialzarsi, a prendersi cura di chi ci è vicino, a non sprecare il bene che oggi possiamo fare.
Nel Vangelo gli invitati hanno altro da fare: il campo, gli affari, le proprie occupazioni. Anche noi rischiamo di essere così presi dalle cose da non accorgerci più degli inviti di Dio. Lui ci chiama dentro la realtà concreta di ogni giorno.

Forse oggi il Signore ci dice semplicemente: “Ho preparato qualcosa per te. Non vivere sempre altrove. Vieni.” E forse la domanda da portarci dentro e da fare diventare preghiera è questa: Mio Dio, quale invito tuo sto rimandando da troppo tempo, perché sono troppo occupato per accoglierlo?

Preghiamo.
O Padre,
che inviti tutti gli uomini alle nozze del tuo Figlio,
rivestici dell’abito nuziale
e donaci di accogliere sempre le sorprese del tuo amore.
Per Cristo, nostro Signore. Amen
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A tutti voi auguro una giornata vissuta alla presenza di Dio.

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Incontri, ritiri, iniziative 2025-2026

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