Caffè di mercoledì 8 giugno 2022

Mercoledì della X settimana del Tempo Ordinario.
di padre Roberto Fornara.

Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 8 giugno 2022.

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 5, 17-19).

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli.

Legge, Profeti, Saggi: le tre grandi parti dell’Antico Testamento stanno in stretto rapporto tra di loro. La Legge ci riporta all’indietro, al passato, all’origine, a ciò che è il principio. Il profeta è l’uomo della contemporaneità, dell’attualizzazione, è colui che – nello Spirito – interpreta i segni dei tempi e vede la presenza di Dio nella storia. Il saggio, invece, attinge dall’esperienza umana, dalla vita in quanto tale e trasmette ciò che è valido universalmente. La legge pone un prima; il profeta pone un adesso; il saggio un sempre.

Gesù si pone come l’artefice di una nuova alleanza, colui che dona una nuova legge, il centro del Nuovo Testamento. Ma non significa che egli abolisca ciò che lo precede. E il “pieno compimento” delle Scritture conduce al di fuori delle stesse Scritture: le Scritture dell’Antico Testamento non si compiono solo nelle Scritture del Nuovo, bensì fuori del testo, nella vita, morte e risurrezione di Cristo, dunque anche nelle nostre in lui. È guardando a come Gesù vive, ascoltando ciò che dice, affidando a lui la nostra vita, che possiamo attingere ciò che era fin da principio, capire la verità e la bellezza della legge, dei comandamenti, del sabato, del sacrificio, della storia…

Un esegeta francese ha scritto che “il compimento non è la soddisfazione ma il debordare. L’origine non può manifestarsi nella soddisfazione, ma solo nella sovrabbondanza del dono” (P. Beauchamp). Se incontriamo Gesù, scopriamo l’amore di Dio che ci avvolge e ci travolge come i flutti di un oceano. Il compimento è questo debordare dell’amore divino che non annulla niente e nessuno, che non vuole perdere niente di quanto il Padre gli ha dato. Perciò ogni minimo dettaglio, ogni particolare, ogni “iota” o trattino diventa importante per chi ama e si lascia amare da Dio. Non è con le grandi opere che ci possiamo salvare da soli, ma è amando nelle piccole cose di ogni giorno che ci apriamo al dono divino della salvezza.

Preghiamo.
O Dio, sorgente di ogni bene,
ispiraci propositi giusti e santi
e donaci il tuo aiuto, perché possiamo attuarli nella nostra vita.
Per Cristo, nostro Signore. Amen.

Una buona e santa giornata a tutti.

padre Roberto Fornara
Comunità di Arenzano (GE)

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