Caffè di giovedì 18 agosto 2022

XX settimana del Tempo Ordinario.
Beati martiri di Rochefort, carmelitani.
di fra Francesco De March.

Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 18 agosto 2022.

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 22, 1-14).

In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse:
«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire.
Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: “Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.
Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali.
Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”.
Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

Sarebbero tante le cose da dire su questo vangelo ricco i immagini, ma vorrei soffermarmi su una cosa in particolare: perché rifiutare un invito così bello e addirittura uccidere i servi del re? Certo il vangelo è molto chiaro, infatti questi invitati “non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari”. Ma c’è qualcosa di più. La verità è che non siamo abituati a ricevere nulla gratis! Ebbene sì, accettare un regalo ci obbliga a riconoscerci mancanti di qualcosa e questo fa male. Siamo abituati a uno scambio alla pari, ma con Dio non è così. A colui che tutto può non si può ricambiare con nulla che sia paragonabile al suo dono. E questo, invece di generare in noi la riconoscenza, può generare un senso di inferiorità e scatenare il nostro orgoglio.

C’è un Dio che vuole donare una vita nuova a quanti sono nelle tenebre, che vuole farci gustare quella vita eterna che promette, e che addirittura si dona a noi corporalmente nell’eucaristia… e noi magari lo rifiutiamo. Siamo troppo occupati o spesso troppo orgogliosi per ammettere che abbiamo bisogno di Lui. In fondo, tutti abbiamo bisogno di essere amati, dunque lasciamoci amare senza pretendere nulla, e ammettendo la nostra fragilità. Certo, le fatiche e le sofferenze non mancheranno, e il motivo resta un mistero tante volte. Ma quando qualcuno chiede il “perché”, l’unica risposta è l’abbandono confidente espresso molto bene in un vecchio canto: “Prendimi per mano Dio mio, guidami nel mondo a modo tuo. La strada è tanto lunga e tanto dura, però con te nel cuor non ho paura!”.

Preghiamo.
O Dio, che hai preparato beni invisibili per coloro che ti amano,
infondi nei nostri cuori la dolcezza del tuo amore,
perché, amandoti in ogni cosa e sopra ogni cosa,
otteniamo i beni da te promessi, che superano ogni desiderio.
Per Cristo, nostro Signore. Amen.

Gesù Cristo.

Colletta

O Dio, che hai preparato beni invisibili

per coloro che ti amano,

infondi nei nostri cuori la dolcezza del tuo amore,

perché, amandoti in ogni cosa e sopra ogni cosa,

otteniamo i beni da te promessi,

che superano ogni desiderio.

Una buona e santa giornata a tutti.

fra Francesco De March
Comunità di Genova

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