Caffè di mercoledì 21 settembre 2022

XXV settimana del Tempo Ordinario.
Festa di san Matteo, apostolo ed evangelista.
di fra Claudio Grana.

Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 21 settembre 2022.

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 9. 9-13).

In quel tempo, mentre andava via, Gesù vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì. Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori».

Abbiamo ascoltato la chiamata di san Matteo narrata da lui stesso, nel suo vangelo. Curiosamente, non viene descritta mettendo l’accento sul rapporto tra Gesù e Matteo, ma sul dialogo tra Gesù e i farisei: è lì che dobbiamo scavare per trovare il significato profondo di questa chiamata.

Ci sono tre contrapposizioni. La prima è nel “vedere”: il vangelo ci dice che Gesù “vide un uomo”, mentre i farisei “vedendo, dicevano: mangia insieme a pubblicani e peccatori”. Quindi, dove lo sguardo umano vede il peccatore, Gesù vede prima di tutto la persona. La seconda contrapposizione è nell’atteggiamento. Mentre i farisei dicono che non è bene mangiare con loro, Gesù dice: “sono venuto a chiamare i peccatori”. La terza contrapposizione è presentata da Gesù stesso: “non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati”. In questi tre elementi sta il messaggio di Gesù, la sua novità e diversità rispetto al modo umano di pensare e di giudicare: Gesù vede, al di là dei peccati, la dignità della persona umana, si avvicina, chiama a seguirlo, cura le ferite di coloro che si sentono bisognosi di lui, bisognosi di guarigione.

Ora capiamo meglio come mai Matteo non si sofferma a descrivere le emozioni e gli aspetti personali di quell’incontro così fondamentale per la sua vita: preferisce lasciarci capire che la cosa più importante, la svolta della vita, avviene quando sentiamo realizzato personalmente in noi questo avvicinamento di Gesù, quando sentiamo su di noi questo suo sguardo di amore, di misericordia e di guarigione.

L’incontro narrato è brevissimo: Gesù dice “seguimi”, e subito Matteo “si alzò e lo seguì”. Non sappiamo – tra la semplice curiosità oppure la piena consapevolezza di quel passo – quanto Matteo avesse già capito. Eppure tra le righe abbiamo intravisto sia il fascino dello sguardo di Gesù, così profondo e così diverso dagli altri, sia lo stato interiore di Matteo, quello di un malato che ha bisogno del medico. Che mistero il cuore umano! Anche quando non lo sappiamo, Dio vi accende il bisogno di lui, facendo crescere un desiderio, un’attesa, che prepara l’incontro. E all’incontro segue tutto il resto: la chiamata diventa vera e propria vocazione, dalla guarigione nasce la comunione e la missione.

Chiediamo oggi al Signore la grazia di sentirci sempre bisognosi della sua guarigione e del suo perdono, di accogliere i suoi inviti e le sue ispirazioni, di seguirlo e di vivere uniti a lui. E preghiamo in modo particolare per i giovani, perché abbiano la stessa grazia di Matteo, di sentire pur in mezzo al peccato e alle cose materiali la voce e lo sguardo di Gesù che chiama, trovando la propria vocazione e la propria strada per una vita con lui.

Preghiamo.
O Dio, che con ineffabile misericordia hai scelto san Matteo
e da pubblicano lo hai costituito apostolo,
sostienici con il suo esempio e la sua intercessione perché,
seguendo te, possiamo aderire fermamente alla tua parola.
Per Cristo, nostro Signore. Amen.

Una buona e santa giornata a tutti,
e un augurio a quelli che portano il nome di Matteo.

fra Claudio Grana
Comunità di Bocca di Magra (SP)

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