di fra Mattia
– Comunità di Genova –
***
Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 30 aprile 2026.
4ª settimana del Tempo di Pasqua.
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 13,16-20)
Dopo che ebbe lavato i piedi ai discepoli, Gesù disse loro:
«In verità, in verità io vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un inviato è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, siete beati se le mettete in pratica.
Non parlo di tutti voi; io conosco quelli che ho scelto; ma deve compiersi la Scrittura: “Colui che mangia il mio pane ha alzato contro di me il suo calcagno”. Ve lo dico fin d’ora, prima che accada, perché, quando sarà avvenuto, crediate che Io sono.
In verità, in verità io vi dico: chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato».
Gesù viene chiamato dai suoi discepoli “Maestro e Signore” e riconosciuto come tale. Eppure il gesto della lavanda dei piedi stravolge apparentemente l’immagine che i dodici hanno di Lui. Egli, che conosce nell’intimo ciascuno di loro, si mette a servirli, si china umilmente per lavare loro i piedi.
In questo gesto di servizio e di amore, c’è tutto l’abbassamento del Maestro, che si fa servo per purificare i cuori dei suoi discepoli. Con la lavanda dei piedi, infatti, Gesù attira a sé il cuore dei suoi amici, eccetto quello del traditore, che “alza il suo calcagno” contro di Lui, come dice il Salmo, e non si lascia trasformare dall’amore divino.
Gesù è dunque vero Maestro e Signore proprio perché serve. Il servizio disinteressato e l’amore senza limiti fanno del Cristo il vero Maestro, da cui i discepoli possono soltanto imparare. Inoltre, è in questo intimo contesto d’amore che Gesù mette in luce una nuova beatitudine: “Sapendo queste cose, siete beati se le mettete in pratica”.
Tale beatitudine enunciata da Gesù richiede anzitutto l’accoglienza del suo Amore e soprattutto la ferma volontà di fare come Lui, pur sapendo che un discepolo non è più grande del Maestro. Siamo dunque beati tutte le volte che mettiamo in pratica le parole di Gesù e ne imitiamo i gesti; tutte le volte che anche noi, imparando da Lui, ci mettiamo al servizio del nostro prossimo. La vera beatitudine è dunque entrare nei sentimenti di Cristo e agire come Lui.
È interessante notare come Gesù, alla fine del passo, sembra quasi identificarsi ai dodici. Accogliere uno dei discepoli significa accogliere Gesù in persona, e accogliere Gesù significa accogliere colui che lo ha mandato. In queste parole si realizza la perfetta unità che il Cristo chiede con amore al Padre nella preghiera del capitolo diciassette: “Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità”.
L’apostolo Paolo ci esorta, tenendo gli occhi fissi sul Signore: “Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù”. Meravigliandoci allora dell’annientamento di un Dio che si fa uomo per amore, che si abbassa sino ai piedi dei discepoli e muore in croce per redimere l’umanità intera, non ci resta che attingere direttamente dal suo cuore divino tutte le virtù che ci sono necessarie per imparare ad abbassarci, a servire e ad amare i nostri fratelli nella vita di ogni giorno.
Preghiamo.
O Dio, che innalzi la natura umana
al di sopra della dignità delle origini,
guarda all’ineffabile mistero del tuo amore,
perché in coloro che hai rinnovato nel sacramento del Battesimo
siano custoditi i doni della tua grazia
e della tua benedizione.
Per Cristo nostro Signore. Amen.
Buona giornata a tutti!
***
***
Ricevi ogni mattina il testo del Caffè sulla tua email:
***
Visita i nostri siti:
***




Devi effettuare l'accesso per postare un commento.