di padre Marco Pesce
– Comunità di Genova –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 8 maggio 2026.
5a settimana del Tempo di Pasqua.
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 15,12-17)
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».
Ascoltiamo queste parole di Gesù, come si dice, nella luce della Pasqua: cioè avendo ben
presenti, per averle celebrate nella liturgia, le vicende drammatiche e straordinarie di quei
tre giorni che hanno cambiato la storia. Quelle vicende illuminano la frase “dare la vita per
gli amici”. Il testo letto esalta la figura di Gesù: Lui parla con autorità, ci dà un comando
(non un consiglio); si fa misura delle cose – e chi, se non Dio, può farlo? Ci chiama amici; e
qui forse non ci aspetteremmo che ci dica: “Se fate ciò che vi comando”. Obbedire ai
comandi è un atteggiamento di sottomissione, mentre di solito l’amicizia è intesa come
rapporti interpersonali liberi all’insegna del ‘per favore’. La differenza tra il servo e l’amico
di Dio, dice Gesù, non è nell’obbedienza, perché Lui è Dio, e a Dio si deve sempre
obbedienza. La differenza è nella condivisione della conoscenza della volontà di Dio
Padre. Dio ha preso l’iniziativa di portarci all’esistenza, ancora Lui rilancia il suo progetto
chiamandoci alla sua conoscenza piena in Gesù e inviandoci a “portare frutto”, un frutto
duraturo. Un frutto è il risultato di tutto un percorso di crescita attraverso fasi diverse e
senza soluzione di continuità; nel frutto spesso ci sono anche i semi per la riproduzione
della pianta. Un frutto è nutrimento, è vita. La nostra missione è di annunciare a tutti gli
uomini questa conoscenza piena della volontà di Dio. Infine Gesù parla di quella che
chiamerei un doppia mediazione: Lui media tra noi e Dio Padre, noi mediamo tra la gente
e Lui, potendo chiedere ciò di cui ha bisogno l’umanità con l’assicurazione che il nome di
Gesù è la chiave che apre tutte le porte. Tutta questa catena di idee appare un po’ densa
e complessa… Ma la frase di chiusura sembra lì a volerci rassicurare che in quel breve,
grande comando c’è tutto: “Amatevi gli uni gli altri”.
Preghiamo.
Donaci, o Signore, di conformare la nostra vita al mistero pasquale
che celebriamo nella gioia,
perché con la sua forza perenne ci protegga e ci salvi.
Per Cristo nostro Signore. Amen.
Una buona e santa giornata a tutti voi! Alleluia!
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