di padre Andrea Frizzarin
– Comunità di Arenzano (GE) –
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Buongiorno, amici, con il caffè carmelitano di oggi, 7 giugno 2026.
Solennità del SS.mo Corpo e Sangue di Cristo.
Beata Anna di San Bartolomeo.
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 6,51-58)
In quel tempo, Gesù disse alla folla:
«Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
Nella pagina di Vangelo di oggi c’è una parola che ritorna in continuazione: mangiare. Gesù la ripete quasi fino a diventare insistente. Non una volta soltanto. Ancora e ancora. Come se volesse impedirci di spiritualizzare troppo le sue parole.
Mangiare è una delle azioni più concrete che esistano. Non basta guardare il pane, bisogna mangiarlo. Farlo entrare nella propria vita.
E proprio nel giorno del Corpus Domini, Gesù ci dice qualcosa di sconvolgente: «Io sono il pane vivo». Non offre semplicemente qualcosa. Offre se stesso. Diventa nutrimento. Si lascia prendere, spezzare, mangiare.
Forse è questo che scandalizza i suoi ascoltatori. E, a pensarci bene, continua a scandalizzare anche noi. Perché un Dio che si fa pane è un Dio che rinuncia a imporsi. Non si mette sopra di noi, ma dentro di noi. Non domina, si dona.
E qui arriva una piccola parola che rischia di passare inosservata: «Chi mangia me vivrà per me». Non soltanto grazie a me, ma per me. Come il Figlio vive per il Padre, così il discepolo vive per Cristo. Mangiare, normalmente, è l’atto più istintivo e personale che ci sia: io mangio per vivere. Penso alla mia fame, ai miei bisogni, alla mia sopravvivenza. Gesù invece capovolge la logica. Chi si nutre di Lui impara poco alla volta a vivere non più soltanto per se stesso. Diventa capace di fare della propria vita un dono.
In fondo si diventa ciò che si mangia. Se mangiamo il Pane spezzato, impariamo a spezzarci. Se riceviamo un amore donato, impariamo a donarlo. Se accogliamo un Dio che si fa cibo per tutti, scopriamo che la vita trova il suo senso più profondo quando smette di essere trattenuta e comincia ad essere condivisa.
L’Eucaristia non è il premio per chi è arrivato. È il nutrimento per chi vuole imparare ad amare come Gesù.
Preghiamo.
Signore Gesù Cristo, che nel mirabile sacramento dell’Eucaristia
ci hai lasciato il memoriale della tua Pasqua,
fa’ che adoriamo con viva fede il santo mistero del tuo Corpo e del tuo Sangue,
per sentire sempre in noi i benefici della redenzione.
Per Cristo Nostro Signore. Amen.
Buona domenica del Corpus Domini!
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