di padre Federico Trinchero
– Comunità di Arenzano (GE) –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 18 giugno 2026.
11a settimana del Tempo Ordinario.
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 6,7-15)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate. Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male. Se voi, infatti, perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».
Tutti gli uomini, di ogni luogo, tempo e cultura, hanno sempre pregato. La preghiera non è un’invenzione cristiana. In che cosa, allora, la preghiera insegnata da Gesù si differenzia rispetto a quella dei pagani?
La preghiera cristiana non ha come obiettivo di stancare Dio a forza di parole, quasi che egli debba essere convinto dalla bellezza e dalla complessità dei nostri discorsi. La preghiera cristiana è semplice, corta; va dritta al cuore di Dio senza, è proprio il caso di dirlo, inutili giri di parole. Non perché Dio non abbia tempo di ascoltarci, o abbia poca memoria, ma perché egli già conosce ciò che bene per noi, ancor prima che la nostra preghiera arrivi alle labbra. Dio conosce il nostro cuore, le nostre necessità e le nostre lotte. La preghiera cristiana è quindi l’atto di fede di chi consegna a Dio le proprie richieste, non per piegarlo ai propri desideri e alla propria volontà, ma per imparare a compiere la sua volontà.
La preghiera cristiana, diversamente da quella pagana, non vuole cambiare la volontà di Dio (normalmente avvertita come ostile e contraria alla felicità dell’uomo), ma piuttosto cambiare noi stessi. Chi prega si dispone ad accogliere la volontà di Dio come il proprio bene, la strada per la felicità e non come un fato ineluttabile da scongiurare a forza di parole. Ed è per questa ragione che nella preghiera del Padre Nostro chiediamo la forza di perdonare, l’aiuto di Dio nel momento della tentazione e quando il male sembra essere più forte.
Ecco, infine, la testimonianza di Santa Teresina: “Per essere esaudite non è affatto necessario leggere in un libro una bella formula composta per la circostanza; se così fosse… ahimè! come sarei da compatire! non ho il coraggio di mettermi a cercare nei libri belle preghiere, mi viene il mal di testa, ce ne sono tante! Non riuscirei a recitarle tutte e non sapendo quale scegliere, faccio come i bambini che non sanno leggere, dico molto semplicemente al Buon Dio ciò che voglio dirgli, senza fare belle frasi, e mi capisce sempre. A volte quando il mio spirito è in un’aridità così grande che mi è impossibile ricavarne un pensiero per unirmi al Buon Dio, recito molto lentamente un «Padre Nostro» e poi il saluto angelico; queste preghiere mi affascinano, nutrono la mia anima ben più che se le avessi recitate precipitosamente un centinaio di volte”.
Preghiamo.
O Dio, fortezza di chi spera in te,
ascolta benigno le nostre invocazioni,
e poiché nella nostra debolezza nulla possiamo senza il tuo aiuto,
soccorrici sempre con la tua grazia,
perché fedeli ai tuoi comandamenti possiamo piacerti nelle intenzioni e nelle opere.
Per Cristo nostro Signore. Amen.
Buona giornata a tutti!
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