di fra Claudio Grana
– Comunità di Bocca di Magra (SP) –
***
Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 24 giugno 2026.
Solennità della natività di San Giovanni Battista.
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 1,57-66.80)
Per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei.
Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome».
Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante si aprirono la sua bocca e la sua lingua, e parlava benedicendo Dio.
Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui.
Il bambino cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele.
Per questo grande santo, Giovanni Battista, la Chiesa celebra due feste: oggi la nascita, e a fine agosto il martirio. Il brano che abbiamo ascoltato si apre e si chiude sottolineando la “manifestazione” delle opere di Dio: il termine ricorre nel primo e nell’ultimo versetto. E in effetti, nel mezzo, troviamo la narrazione di queste opere in diversi passaggi, diversi episodi: la nascita, la circoncisione, l’imposizione del nome, il prodigio di Zaccaria che da muto ritorna a parlare, la diffusione della notizia in tutta la regione, la crescita di Giovanni.
Cosa possiamo apprendere da questo Vangelo? Un primo spunto lo troviamo negli atteggiamenti che i vari personaggi hanno di fronte all’intervento di Dio: si meravigliano, provano timore, si rallegrano, benedicono Dio, custodiscono nel cuore… ecco un programma di vita che ci può aiutare a vivere nell’attenzione alla presenza e all’opera di Dio in mezzo a noi.
Un secondo spunto può venirci dal significato del nome di Giovanni e dei suoi genitori: Giovanni significa “Dio è misericordioso”, Zaccaria significa “Dio si è ricordato”, Elisabetta significa “Il Signore ha giurato, è fedele alla sua promessa”. E’ curioso notare che tutti e tre i concetti sono ripresi nel celebre cantico di Zaccaria, che per brevità è tralasciato nel vangelo di oggi, ma che si canta ogni mattina nella liturgia delle Lodi: “Come aveva promesso per bocca dei profeti… ha concesso misericordia ai nostri padri, e si è ricordato della sua santa alleanza, del suo giuramento”. Davvero il nome di queste persone si è realizzato nella loro vita. E anche noi possiamo imparare che tutta la nostra vita, la nostra vocazione, la strada che siamo chiamati a fare su questa terra, si basa su questa roccia: la misericordia di Dio, la sua fedeltà, il suo ricordo attento per ciascuno di noi.
Cerchiamo anche noi, a nostra volta, di avere un ricordo attento e amoroso di Dio portandolo nel cuore e nella mente lungo tutti i momenti della giornata.
Preghiamo.
O Dio, che hai suscitato san Giovanni Battista
per preparare a Cristo Signore un popolo ben disposto,
concedi alla tua Chiesa la gioia dello Spirito,
e guida tutti i credenti sulla via della salvezza e della pace.
Per Cristo nostro Signore. Amen.
Una buona e santa giornata a tutti!
***
***
Ricevi ogni mattina il testo del Caffè sulla tua email:
***
Visita i nostri siti:
***



Devi effettuare l'accesso per postare un commento.