Caffè di giovedì 2 luglio 2026

di padre Davide Sollami
– Comunità di Arenzano (GE) –

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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 2 luglio 2026.

13ª settimana del Tempo Ordinario.

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 9, 1-8)

In quel tempo, salito su una barca, Gesù passò all’altra riva e giunse nella sua città. Ed ecco, gli portavano un paralitico disteso su un letto. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Coraggio, figlio, ti sono perdonati i peccati».
Allora alcuni scribi dissero fra sé: «Costui bestemmia». Ma Gesù, conoscendo i loro pensieri, disse: «Perché pensate cose malvagie nel vostro cuore? Che cosa infatti è più facile: dire “Ti sono perdonati i peccati”, oppure dire: “Àlzati e cammina”? Ma, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati: Àlzati – disse allora al paralitico -, prendi il tuo letto e va’ a casa tua». Ed egli si alzò e andò a casa sua.
Le folle, vedendo questo, furono prese da timore e resero gloria a Dio che aveva dato un tale potere agli uomini.

La prima considerazione che emerge dal Vangelo della guarigione del paralitico è che l’annuncio della salvezza passa attraverso qualcuno che ci conduce al Signore. Da questo episodio traspare con forza il senso della comunità e questa dimensione appare ancora più evidente nei racconti paralleli degli evangelisti Marco e Luca, che arricchiscono la scena con dettagli visivi: gli amici del paralitico salgono sul tetto, lo scoperchiano e calano la barella all’interno della casa, pur di portare il loro amico davanti a Gesù.

Probabilmente anche noi abbiamo fatto questa esperienza: se siamo arrivati a incontrare Gesù è perché qualcuno ci ha accompagnati fino a Lui. Ecco perché le tegole che vengono rimosse non sono un semplice particolare del racconto, ma diventano il segno di un’urgenza e di una carità che non si arrendono davanti agli ostacoli.

Di fronte alle difficoltà, quei quattro barellieri avrebbero potuto cercare una soluzione alternativa, accontentandosi di alleviare la sofferenza del malato con le proprie forze. Invece non hanno preteso di sostituirsi al Salvatore: hanno scelto di affidarlo a Gesù, introducendolo nella casa. Forse anche loro hanno sperimentato la tentazione di fermarsi fuori, scoraggiati dalla folla e dagli impedimenti. Tuttavia hanno perseverato, decidendo non solo di entrare, ma anche di rimanere nella casa, immagine della Chiesa.

Finché ci saranno persone, come quei quattro uomini ricordati da San Marco (Mc 2,3), disposte a portare il peso dei fratelli, la comunità continuerà a essere il luogo dell’incontro con Gesù. È vero: spesso sono sempre gli stessi a farsi carico delle fatiche comuni, ma proprio per questo non dovremmo lasciarci vincere dalla lamentela quando il servizio nella parrocchia o nella comunità diventa impegnativo. Ogni gesto di dedizione contribuisce a rendere la Chiesa una casa aperta all’incontro con il Signore.

Un’ultima riflessione riguarda lo sguardo di Gesù. Egli conosce i pensieri di tutti, anche quelli segnati dalla malizia. Eppure non allontana nessuno. Rimane in mezzo a loro e risponde con un segno ancora più grande, capace di superare ogni mormorazione.

Nella liturgia della Santa Messa il sacerdote prega: «Signore Gesù Cristo… non guardare ai nostri peccati, ma alla fede della tua Chiesa». Se Dio fissasse lo sguardo soltanto sui nostri errori, nessuno potrebbe sperare nel suo perdono. Egli, invece, guarda anche alla fede che anima il suo popolo e benedice lo sforzo di chi, con umiltà e perseveranza, sposta “tegole” e porta “barelle”, perché proprio quei gesti aprono una strada alla salvezza.

Per questo il sacerdote implora il Signore di guardare alla fede della Chiesa intera: la fede dei santi e di tutti i credenti, uniti in un solo corpo. È una fede che sostiene anche la nostra, soprattutto quando è fragile. Come un grande salvagente, la fede della Chiesa ci sorregge nei momenti di debolezza e di tristezza. Quando non riusciamo più a pregare, è la Chiesa che prega per noi; quando vacilliamo, è la comunione dei credenti che ci sostiene e ci dona la pace.

Preghiamo.
O Dio, che ci hai reso figli della luce
fa’ che non ricadiamo nell’errore,
ma restiamo sempre luminosi
nello splendore della verità.

Per Cristo nostro Signore. Amen.

E su tutti voi, amici del Caffè Carmelitano, invoco la benedizione di Dio.
Una buona e santa giornata a tutti!

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