di padre Stefano Molon
– Comunità di Baoro (Rep. Centrafricana) –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 11 luglio 2026.
14a settimana del Tempo Ordinario.
Novena alla Madonna del Carmelo.
Dal Vangelo secondo Matteo (19,27-29)
In quel tempo, Pietro, disse a Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo
seguito; che cosa dunque ne avremo?».
E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio
dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche
voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele.
Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il
mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna».
Nel breve brano, che segue la triste partenza del giovane ricco, rompendo il silenzio
imbarazzato che ne segue, Pietro prende la parola: «Noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo
seguito; che cosa ne avremo?»
È una domanda povera e vera. Anche noi, qualche volta, possiamo dirla al Signore: “Ho faticato,
ho rinunciato, ho servito, ho perdonato, prego ogni giorno, vado a messa… infine, che senso ha
tutto questo, cosa ne avrò?”
Gesù non rimprovera Pietro. Anzi, gli promette il centuplo e la vita eterna. Non promette una
vita facile, ma una vita piena. Chi lascia qualcosa per Cristo non perde: diventa più libero e
arricchisce la propria vita di beni, forse non appariscenti, ma duraturi. Chi si dona non si
svuota: diventa anzi fecondo.
San Benedetto, che festeggiamo oggi, lo ha capito bene. Ha rinunciato a studi, a una carriera,
a tanti beni, che agli occhi dei suoi coetanei brillavano e li attiravano enormemente, per
cercare Dio con cuore indiviso. E da quella scelta nascosta sono nati monasteri, cultura, lavoro,
preghiera, ospitalità, speranza, l’Europa cristiana. Una vita consegnata a Dio diventa
benedizione per molti.
Oggi siamo invitati a chiederci: che cosa devo lasciare per seguire meglio Gesù? Forse non
grandi cose esteriori, ma un rancore, una paura, una pigrizia, un attaccamento, una tristezza
che mi chiude.
Chiediamo che san Benedetto chieda per noi al Signore un cuore stabile, semplice e fedele: un
cuore che non calcola troppo, ma segue Gesù.
Perché chi segue Cristo davvero e per Lui rinuncia a qualcosa, non perde nulla di essenziale. E
riceve già da ora nella sua vita quotidiana il centuplo: la pace di appartenere a Dio, una vita che
ha un senso e che contribuisce a fare crescere la civiltà del Vangelo.
Preghiamo.
O Dio, che hai costituito il santo abate Benedetto
maestro insigne di coloro che dedicano la vita alla scuola del servizio divino,
concedi a noi di nulla anteporre al tuo amore,
per correre con cuore libero e ardente nella via dei tuoi precetti.
Per Cristo, nostro Signore. Amen.
A tutti voi auguro una buona giornata.
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Foto e catechesi dell’incontro 2026

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