Caffè di sabato 18 luglio 2026

di padre Federico Trinchero
– Comunità di Arenzano (GE) –

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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 18 luglio 2026.

15ª settimana del Tempo Ordinario.
Memoria di Santa Maria in sabato.

Testi liturgici per la Memoria di Santa Maria in sabato:

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 12,14-21)

In quel tempo, i farisei uscirono e tennero consiglio contro Gesù per farlo morire. Gesù però, avendolo saputo, si allontanò di là. Molti lo seguirono ed egli li guarì tutti e impose loro di non divulgarlo, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa: «Ecco il mio servo, che io ho scelto; il mio amato, nel quale ho posto il mio compiacimento. Porrò il mio spirito sopra di lui e annuncerà alle nazioni la giustizia. Non contesterà né griderà né si udrà nelle piazze la sua voce. Non spezzerà una canna già incrinata, non spegnerà una fiamma smorta, finché non abbia fatto trionfare la giustizia; nel suo nome spereranno le nazioni».

Il Vangelo di oggi non riporta parole di Gesù, ma piuttosto una parola del profeta Isaia. Di Gesù viene detto soltanto che, consapevole che i farisei stavano cercando un modo per ucciderlo, ma anche che non era ancora giunta la sua ora, si allontana discretamente. Tuttavia, molti lo seguono ugualmente e vengono da lui guariti. Ad essi Gesù impone il più rigoroso silenzio, quasi volesse far perdere le proprie tracce e scomparire. L’evangelista vede, in questa scelta di Gesù, il compimento della profezia di Isaia, in particolare quella riportata al capitolo 42° di questo importante libro dell’Antico Testamento. Si tratta dei primi versetti di un testo conosciuto come il primo dei quattro canti del servo del Signore.

Una celebre frase di sant’Agostino afferma che «il Nuovo Testamento è nascosto nell’Antico, mentre l’Antico è svelato nel Nuovo». Matteo, citando questo canto di Isaia, così caro ai primi cristiani, mostra che in quest’antica profezia era già nascosto il modo nuovo con cui il Messia avrebbe adempiuto la sua missione che ora si svela nei gesti, nelle parole e nel modo di essere di Gesù. Gesù è il servo umile, amato e scelto dal Signore per compiere la missione di annunciare la nuova giustizia del regno di Dio. Tale annuncio sarà portato a tutte le nazioni con mitezza, senza alzare i toni e usare parole grosse, senza imporsi e senza contestare. Sarà, ad imporsi e a convincere, non il vigore dei suoi interventi, ma piuttosto l’umiltà della sua persona e la testimonianza del suo esempio. Gesù non viene per distruggere, ma per guarire; non viene per spezzare ciò che è fragile, ma per ridare forza a ciò che è debole. Questo è lo stile di Gesù – che tanto sconcertò chi attendeva un Messia decisamente più aggressivo e dirompente – e che deve diventare anche lo stile del discepolo e della Chiesa.

L’evangelizzazione, la nuova giustizia del Regno annunciato da Gesù, non trionferà sull’ingiustizia e il peccato, non riaccenderà la speranza degli uomini con la prepotenza, la dominazione, la forza dei suoi mezzi o l’efficacia delle sue strategie. Sarà piuttosto l’umiltà, la dolcezza, l’esempio di chi sa amare, perdonare, dimenticare, rinunciare alla vendetta, sperare, ricominciare. Solo così il discepolo sarà simile a Gesù, servo umile e mite. Nulla sarà più persuasivo e contagioso di questo. Anche la nostra vita può essere come una canna incrinata dal dolore o dal fallimento. E la nostra fede, a causa dello scoraggiamento e le prove della vita, può essere debole e fragile come una fiammella. Gesù non viene gridando o con in mano la soluzione. Siede accanto a noi e ci guarisce con la sua presenza e la sua misericordia.

Preghiamo. 
O Dio, che mostri agli erranti la luce della tua verità
perché possano tornare sulla retta via,
concedi a tutti coloro che si professano cristiani di respingere ciò che è contrario a questo nome
e di seguire ciò che gli è conforme.
Per Cristo nostro Signore. Amen.

Buona giornata a tutti!

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Incontri, ritiri, iniziative 2025-2026

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