di padre Andrea Frizzarin
– Comunità di Arenzano (GE) –
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Buongiorno, amici, con il caffè carmelitano di oggi, 7 agosto 2026.
18a settimana del Tempo Ordinario.
Sant’Alberto di Trapani, carmelitano.
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 16,24-28)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi
segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria
vita per causa mia, la troverà.
Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la
propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?
Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e
allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni.
In verità io vi dico: vi sono alcuni tra i presenti che non moriranno, prima di aver
visto venire il Figlio dell’uomo con il suo regno».
Ci sono parole di Gesù che non hanno bisogno di essere rese più leggere. E quella di oggi è una di queste: «Chi vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua». A prima vista sembra una frase dura. Sembra quasi che Gesù ci chieda di perdere qualcosa. Ma forse il punto è un altro: Gesù non vuole toglierci la vita. Vuole impedirci di perderla.
Perché si può avere tutto… e non avere davvero la cosa più importante.
«Quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita?» È una domanda che arriva dritta. Possiamo accumulare risultati, esperienze, oggetti, riconoscimenti. Possiamo riempire le giornate. Ma alla fine resta una domanda: quello che sto costruendo mi sta rendendo più vivo?
Gesù non disprezza le cose della terra, il lavoro, i beni, i nostri progetti. Ma ci ricorda che non possono diventare il centro. Perché tutto quello che possediamo rimane qui. La vita invece è molto più grande di ciò che riusciamo a trattenere. E allora “perdere la vita” non significa buttarla via. Significa consegnarla. Farne un dono.
È la strada che ha fatto Gesù: non ha salvato se stesso trattenendosi, ma donandosi.
In questi giorni, nel cammino carmelitano vissuto con tanti giovani in Spagna sulle orme di san Giovanni della Croce, questa parola risuona in modo particolare. Giovanni della Croce ha insegnato che il cuore dell’uomo non si riempie accumulando, ma lasciandosi riempire da Dio. La sua strada verso l’essenziale passa anche attraverso il distacco: non perché le cose siano cattive, ma perché nessuna cosa creata può prendere il posto di Dio.
E forse questa è la vera libertà: avere le mani aperte. Se ho dei beni, non sono un problema. Diventano un dono quando non li possiedo per me stesso, ma li trasformo in bene, in carità, in aiuto, in vita per gli altri. Così si accumulano tesori che non marciscono. Gesù oggi non ci propone una vita più povera. Ci propone una vita più vera. Perché alla fine non porteremo con noi quello che abbiamo avuto.
Porteremo quello che abbiamo amato.
Preghiamo.
Mostra la tua continua benevolenza, o Padre,
e assisti il tuo popolo, che ti riconosce creatore e guida;
rinnova l’opera della tua creazione
e custodisci ciò che hai rinnovato.
Per Cristo Nostro Signore. Amen.
Buona giornata a tutti!
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