di padre Marco Pesce
– Comunità di Genova –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 8 agosto 2026.
18a settimana del Tempo Ordinario.
Memoria di San Domenico, sacerdote.
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 17,14-20)
In quel tempo, si avvicinò a Gesù un uomo che gli si
gettò in ginocchio e disse: “Signore, abbi pietà di mio figlio! E’ epilettico e soffre molto; cade
spesso nel fuoco e sovente nell’acqua. L’ho portato ai tuoi discepoli, ma non sono riusciti a
guarirlo”. E Gesù rispose: “O generazione incredula e perversa! Fino a quando sarò con voi?
Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo qui da me”. Gesù lo minacciò e il demonio uscì da
lui, e da quel momento il ragazzo fu guarito. Allora i discepoli si avvicinarono a Gesù, in
disparte, e gli chiesero: “Perché noi non siamo riusciti a scacciarlo?”. Ed egli rispose loro: “Per la
vostra poca fede. In verità vi dico: se avrete fede pari a un granello di senape, direte a questo
monte: ‘Spostati da qui a là’, ed esso si sposterà, e nulla vi sarà impossibile”.
Quaerens me, sedisti lassus. Cercandomi, ti sei seduto, stanco. Ve lo ricordate, il Dies irae? E’ vero, Signore, abbiamo poca fede… Ancora meno di un semino di senape! Ne basterebbe un atomo per fare quello che facevi tu, e fare cose ancora maggiori – l’hai detto tu… E’ vero, Signore: siamo perversi, non ci vediamo giusto nelle cose, la nostra intelligenza è distorta dal peccato, scambiamo il bene con il male.
Non ci rendiamo conto che seguire semplicemente i nostri comodi e i nostri gusti ci porta in un vicolo cieco. Quanto vorremmo anche noi guarire i malati con il solo tocco delle nostre mani! Quanto vorremmo avere sempre la parola giusta per consigliare i dubbiosi! Quanto vorremmo sprigionare bontà e pace, così da attirare a te ogni persona che incontriamo! Ma così non è. E’ vero, Signore, è proprio vero… Ti abbiamo anche fatto sbottare in quel “Fino a quando dovrò sopportarvi?”… Quaerens me, sedisti lassus.
Ma tu sei venuto per noi proprio perché peccatori! Recordare, Jesu pie, quod sum causa tuae viae. Ricordati, o buon Gesù, che sono il motivo della tua venuta. Ingemisco, tamquam reus, culpa rubet vultus meus, supplicanti parce, Deus. Gemo come un colpevole, arrossisco per la colpa, o Dio, risparmia chi ti supplica. Confidiamo nella tua clemenza, Signore, perché dopo aver sbottato non hai cambiato il tuo piano, ma sei andato lo stesso fino in fondo.
Non riusciamo a fare miracoli, Gesù, le montagne le lasciamo al loro posto; ma riusciamo a confidare nella tua misericordia, vogliamo credere che il tuo cuore è infinitamente più grande del nostro. Con la piccola Teresa di Lisieux esclamiamo: “Se mai avessi commesso il peggiore dei crimini, manterrei la stessa fiducia, perché so che questa quantità di offese non è che una goccia d’acqua in un braciere ardente”.
Preghiamo.
Guida e proteggi, Signore, la tua Chiesa per i meriti
e gli insegnamenti di san Domenico:
egli, che fu insigne predicatore della tua verità,
sia nostro intercessore davanti a te.
Per Cristo nostro Signore. Amen.
Una buona e santa giornata a tutti voi!
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